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17 ottobre 2018, Aggiornato alle 17,08
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Ocse-Euipo, con le zone franche aumenta l'importazione di falsi

Uno studio evidenzia che cresce fino al 6 per cento il valore dei prodotti contraffatti


L'istituzione di una zona franca nell'economia di un paese è associata a un aumento del 5,9 per cento del valore dei prodotti contraffatti esportati. È quanto sostiene una nuova relazione  dell'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE).
 
La ricerca integra uno studio del 2016 dell'EUIPO e dell'OCSE in base al quale il valore dei prodotti contraffatti era stimato pari al 2,5 per cento del commercio mondiale, arrivando a totalizzare 338 miliardi di euro.

Sono state studiate diverse zone franche, i sequestri operati dalle autorità doganali, e il risultato è che maggiore è il ruolo delle zone franche nell'economia di un paese (quantificato in base al numero sia delle stesse sia delle persone che vi lavorano) maggiore il valore dei prodotti contraffatti che tale paese esporta. Lo studio, pubblicato pochi giorni fa, fa seguito a una seconda relazione congiunta EUIPO-OCSE, uscita a giugno 2017, contenente una mappatura delle rotte mondiali del commercio di prodotti contraffatti, nella quale si evidenziava l'importanza di quattro punti di transito (Albania, Egitto, Marocco e Ucraina) usati per introdurre falsi nell'Unione europea.

In tutto il mondo esistono oltre 3,500 zone franche, caratterizzate da un regime economico particolare e istituite quasi sempre in prossimità dei porti. Occupano 66 milioni di persone generando benefici diretti nel commercio per oltre 365 miliardi di euro. Offrono vantaggi connessi all'ubicazione fisica, alle infrastrutture specializzate e a una normativa elastica, che si traducono in benefici concreti per le imprese e i paesi in cui si trovano. Tuttavia, le normative meno rigide e i controlli doganali ridotti fanno sì che attirino attività illecite e criminali.

Nell'Unione europea i falsi costituiscono il 5 per cento di tutte le importazioni, per un valore che raggiunge gli 85 miliardi, secondo uno studio EUIPO-OCSE (Commercio di merci contraffatte e usurpative: una mappatura dell'impatto economico, aprile 2016). 

«Abbiamo già evidenziato che il commercio internazionale di prodotti contraffatti e usurpativi costituisce fino al 2,5 per cento di quello mondiale, arrivando a totalizzare 338 miliardi. La relazione di oggi è un ulteriore passo avanti», commenta António Campinos, direttore esecutivo EUIPO. «Ci auguriamo – continua - che i risultati siano di aiuto a governi».

Informazioni sulla relazione
È il terzo lavoro di una serie di studi sul commercio internazionale di prodotti contraffatti e usurpativi a opera dell'EUIPO e dell'OCSE. Nel primo, «Commercio di merci contraffatte e di merci usurpative: una mappa dell'impatto economico», si evidenziava che il commercio internazionale di prodotti contraffatti e usurpativi costituisce fino al 2,5 per cento di quello mondiale (338 miliardi) e fino al 5 per cento delle importazioni complessive nell'Ue (85 miliardi). Il secondo, «Analisi delle vere rotte commerciali delle merci contraffatte», tracciava le rotte mondiali dei prodotti contraffatti e usurpativi dalle economie di provenienza e attraverso i punti di transito.
 
Cos'è EUIPO
È un'agenzia decentrata dell'UE, con sede ad Alicante, in Spagna. Gestisce la registrazione dei marchi dell'Unione europea (MUE) e dei disegni o modelli comunitari registrati (DMC), entrambi intesi a proteggere la proprietà intellettuale in tutti i 28 Stati membri dell'UE. Inoltre, l'EUIPO ospita l'Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale e organizza i premi DesignEuropa.