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22 febbraio 2019, Aggiornato alle 16,38
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Napoli, fondi sovrani alla ricerca di porti

Nel capoluogo, un cenacolo privato rivela l'interesse dei grossi capitali ad investire nel Mediterraneo, all'interno di un piano più ampio per la ricostruzione dell'Africa


di Paolo Bosso (dal Corriere del Mezzogiorno del 23 settembre)

Con la governance dei porti di Napoli e Salerno ripristinata, il terreno si fa fertile per accogliere nuovi fondi sovrani, come quelli, diretti o indiretti, della National Standard Finance che puntano alla ricostruzione dell'Africa. «L'Italia è un ponte naturale verso questo continente, con i porti asset strategici», secondo Stefania Radoccia, partner di Ernst Young (EY, consultore della compagnia di investimenti americana e del Piano nazionale della logistica italiano). Uno sviluppo in potenza al centro di un cenacolo tenutosi giovedì scorso nel capoluogo partenopeo nell'ex palazzo Lauro di via Colombo. Un incontro tra stakeholders del Sud e del Nord come non si vedeva da tempo, anche se in forma privata. Il primo a Napoli e il primo dedicato allo shipping per la società che l'ha organizzato, la Valore di Francesco Sansone, psicologo e coacher manageriale. Simposio eterogeneo, composto da una ventina di persone tra avvocati, professori, investitori, imprenditori e istituzioni. «Il concetto emerso è di natura etica, più che tecnica, quello della necessità di una leadership responsabile», commenta Sansone. 
La Campania vive di mare. Secondo uno studio Censis del 2015, la metà del tonnellaggio nazionale si trova qui. Due terzi dell'import-export del Mezzogiorno si muovono via mare (dati Srm-Banco di Napoli), rispetto all'industrioso Nord che ne muove così un terzo. «Dopo dieci anni di commissariamenti e presidenze deboli, questo cenacolo è la testimonianza di un riacceso interesse di imprenditori e investitori sul porto di Napoli», commenta Umberto Masucci, presidente dell'International Propeller Club Italia.
Per la Campania - governata da dicembre scorso da una nuova Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale (Adsp) - si tratta di riportare Napoli nello scenario internazionale, più di Salerno che ha mostrato in questi anni un dinamismo superiore. Si tratta, per esempio, di fare del molo San Vincenzo «un laboratorio esemplare di dialogo tra porto e città», come ha sottolineato Massimo Clemente, dirigente di ricerca dell'Iriss-Cnr. Di avviare i dragaggi, propedeutici all'ultimazione della Darsena di Levante. Infine, di attirare fondi europei, annosamente sfumati (vedi "Grande progetto") tra conflitti politici e corporazioni imprenditoriali anarchicamente rappresentate in una miriade di associazioni. «C'è una visione illuminata della politica: si è resa conto che porti e aeroporti vanno protetti come asset strategici. L'auspicio è che imprenditori e istituzioni locali assumano un potere contrattuale verso il governo altrimenti, con un'eventuale nazionalizzazione, rischiano di essere tagliati fuori», commenta Rodolfo Errore, senior advisor EY.
L'economia del mare fattura 22 miliardi di euro l'anno, il 2 per cento del Pil, e occupa mezzo milione di persone tra diretti e indotto (Censis 2015). Ma la portualità italiana è anche quella che in pochi anni ha perso la leadership marittima nell'Ue. Insomma la ripresa è prossima ma incerta. A Napoli c'è decisamente più ottimismo da quando nel porto si è insediata la coppia Spirito-Messineo (presidente e segretario dell'Adsp). Il Comune rassicura che in due anni verrà completata la metro di piazza Municipio, la nuova stazione marittima del Beverello e il museo del mare, giusto in tempo per le Universiadi del 2019. «Crescono i container e le merci alla rinfusa», conclude Domenico De Crescenzo, presidente del Consiglio territoriale degli Spedizionieri Doganali di Napoli, «mi pare che abbiamo imboccato la via giusta, inimmaginabile fino a qualche anno fa».