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04 dicembre 2020, Aggiornato alle 21,47
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Politiche marittime

"Marittimi lavoratori chiave". L'impegno di tredici Stati costieri

Con un po' di ritardo, la comunità internazionale inizia ad affrontare seriamente il problema del cambio degli equipaggi, che interessa non meno di 200 mila lavoratori

Kitack Lim, segretario generale dell'IMO, e Clemence Cheng, amministratore delegato del porto di Felixstowe

a cura di Paolo Bosso

I marittimi di tutto il mondo otterranno maggiori diritti in qualità di lavoratori chiave. È l'impegno congiunto assunto dall'International Maritime Summit, un evento organizzato a Londra giovedì dal governo del Regno Unito che ha riunito tredici nazioni tra Europa, Americhe e Asia che si affacciano sul mare, impegnandole ad aprire le frontiere e ad aumentare il numero dei voli commerciali destinati al reimpatrio di oltre 200 mila marittimi che ciclicamente sono interessati dai cambi di equipaggio. 12 mila solo contando quelli di nazionalità britannica.

Le nazioni coinvolte sono: Norvegia, Danimarca, Indonesia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Grecia, Filippine, Regno Unito, Singapore, Germania, FranciaOlanda e Stati Uniti. Manca l'Italia, ma in realtà ci si aspetta che a questa dichiarazione si associno man mano tutti i membri delle Nazioni unite.

Il protocollo IMO sui cambi di equipaggio

Per ora, è soltanto una dichiarazione, un primo passo importante. Arrivato troppo tardi, forse, se si pensa che la fase acuta del lockdown è superata. La buona notizia è che con questa dichiarazione è probabile che una cosa del genere, con queste proporzioni, non si ripeta nuovamente. Il direttore generale dell'International Labour Organization, Guy Ryder, nel commentare l'accordo, ha invitato tutti i suoi 187 Stati membri (qualcuno in meno dell'ONU, 193, e qualcuno in più dell'International Maritime Organization-IMO, che ne ha 174) a «sostenere l'attuazione di questa dichiarazione congiunta».

WiFi gratis per i marittimi
In occasione dell'evento, inoltre, il governo britannico ha annunciato che, in collaborazione con il Merchant Navy Welfare Board e il Seafarers UK, farà installare a bordo delle navi battenti bandiera del Regno Unito unità MiFi, router mobili, consentendo l'accesso gratuito a internet a bordo.

Il segretario IMO: emergenza umanitaria
La situazione è diventata insostenibile per i marittimi, come denunciano da mesi sia gli armatori che gli stessi lavoratori, coadiuvati dagli appelli della comunità internazionale. Dall'inizio del lockdown, ma anche ora in questa fase intermedia, molti lavoratori del mare sono rimasti bloccati in porti stranieri o sulle navi, e senza aver contratto il Coronavirus. Voli cancellati, visti rifiutati, permessi di sbarco e visite mediche negate. Il  segretario dell'International Maritime Organisation, Kitack Lim, ha parlato, presente anche lui all'incontro di Londra, di un'emergenza umanitaria che «ha implicazioni per tutti noi, per l'economia mondiale e per la sicurezza della vita in mare».

Il vertice è stato ospitato dal segretario ai Trasporti del governo inglese, Grant Shapps, e dal ministro marittimo, Kelly Tolhurst. «Anche se a volte invisibile, durante la pandemia i marittimi hanno svolto un ruolo cruciale, mantenendo il flusso dei rifornimenti vitali nel Paese», ha commentato Shapps, secondo il quale «oggi si segna un nuovo capitolo per i marittimi, stiamo prendendo posizione per porre fine alla burocrazia che impedisce agli uomini e alle donne di mare di tornare a casa».