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30 ottobre 2020, Aggiornato alle 19,27
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Politiche marittime

Marittimi, IMO: "Garantiamo i cambi di turno"

L'International Maritime Organization torna a chiedere agli stati di facilitare la circolazione degli equipaggi, a partire dagli aeroporti. Lim: "Sono lavoratori chiave"

(Noatum)

Nel corso di una pandemia mondiale diventa molto complicato fare il cambio di equipaggi sulle navi mercantili. Proprio per questo, l'International Maritime Organization, associandosi agli appelli fatti da più parti da quando è scoppiata l'epidemia, sia da singole compagnie marittime che dalle associazioni armatoriali (Confitarma, Assarmatori, International Chamber of Shipping, tra gli altri), è tornata a chiedere agli Stati più marittimi di mantenere aperto e agevole il flusso per i cambi dei turni, a partire dagli aeroporti, dove i marittimi atterrano per raggiungere la nave quando è lontana da casa. In Cina, per esempio, in questo momento, il cambio equipaggio di nazionalità non cinese è vietato, per evitare i contagi di ritorno.

IMO chiede speciali esenzioni di viaggio. In una circolare del 30 marzo ha dato una serie di raccomandazioni alle autorità di controllo e alle nazioni dei paesi che fanno più shipping, invitandoli esplicitamente a darsi da fare. I marittimi sono «lavoratori chiave» in questo momento così delicato, insieme a medici, autotrasportatori corrieri, tra gli altri, tutti quelli che stanno garantendo l'approvvigionamento di materie prime, cibo, sangue e prodotti sanitari.

Ai marittimi, secondo l'organismo Onu, andrebbero concesse tutte le esenzioni necessarie alle restrizioni di viaggio, ovviamente nei limiti delle circostanza epidemiche. In sostanza, consentire nient'altro che i cambi di turno, soprattutto a partire dagli aeroporti.

Kitack Lim, segretario generale dell'IMO, è tornato a chiedere un  «approccio pratico e pragmatico, in questi tempi insoliti, a questioni come cambi di equipaggio, rifornimento, riparazioni, verifiche di bordo, certificazione e licenze dei marittimi».

Sono richieste che seguono le stesse linee adottate nell'ultimo G20, quello straordinario del 26 marzo, in cui i leader dei paesi industrializzati si sono impegnati a «lavorare per garantire il flusso di forniture mediche vitali, prodotti agricoli critici e altri beni e servizi oltre confine, e lavorare per risolvere le interruzioni delle catene di approvvigionamento globali, per sostenere la salute e il benessere di tutte le persone».

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