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17 maggio 2022, Aggiornato alle 15,38
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Armatori - Infrastrutture

L'Italia dei superyacht è attendista

L'assenza dei russi sarebbe un grosso problema per le migliaia di persone dell'indotto, ma per ora il mercato gongola in rosee previsioni

(kees torn/Flickr)

Al di là del caro carburante, del rialzo dei costi dell'energia, dell'inflazione e della crisi economica, c'è un settore in Italia che sta già subendo concretamente e direttamente gli effetti della guerra in Ucraina, la navalmeccanica dei superyacht, ovvero le imbarcazioni di lusso superiori ai 40 metri.

Il settore è cresciuto tanto negli ultimi anni, raggiungendo nel 2021 un fatturato di 6 miliardi di euro, numeri analoghi al record del 2008. L'export, sempre nel 2021, ha raggiunto il massimo storico, pari a quasi 3 miliardi di valore. Quest'anno Confindustria Nautica prevede una crescita intorno al 25 per cento. Stiamo parlando di aziende concentrate soprattutto in Liguria, Toscana, a Genova, La Spezia e Viareggio, ma ci sono realtà più recenti anche ad Ancona e Pesaro. I clienti sono persone estremamente ricche, tra questi la nazionalità prevalente è quella russa, il secondo Paese di riferimento per l'Italia dopo gli Stati Uniti. Ma a costruirle partecipano migliaia di persone in Italia, impiegate nei cantieri e nelle aziende di fornitura.

Nell'ultima settimana ci sono stati almeno due sequestri in Italia da parte della Guardia di Finanza di yacht di proprietà di russi. L'ultimo venerdì scorso, a Imperia, Lady M, un'imbarcazione da 65 milioni di euro posseduta dal presidente della società siderurgica Severstal, Alexey Mordashov. Ci sono stati sequestri anche in Francia e in Germania. «Ora, con la crisi Russia-Ucraina, è ovvio che ci sono anche conseguenze dal punto di vista dell'economia generale», secondo Stefano Pagani Isnardi, direttore dell'ufficio studi di Confindustria Nautica, parlando con i giornalisti la settimana scorsa al Road to Expo Dubai di Genova, evento in vista dell'Expo di Dubai del 10-13 marzo, da dove ci si aspetta un bilancio della situazione. 

«È presto per capire, ma penso che ci possa essere anche un impatto sugli equipaggi delle imbarcazioni e anche sulla parte refitting», secondo Barbara Amerio, presidente superyacht di Confindustria Nautica. La preoccupazione principale è infatti nell'indotto, composto da migliaia di persone che lavorano per lo più nelle aziende di fornitura, oltre agli operai che costruiscono materialmente i superyacht nei cantieri navali. Dopo l'indotto delle costruzioni la ricaduta successiva, nel momento in cui nessun russo nei prossimi mesi potrà utilizzare la propria imbarcazione, sarà nei marina sparsi per la penisola italiana. 

Non ci sono ancora allarmismi da parte della categoria, piuttosto quello attuale è un momento di attesa. «Non possiamo ancora stabilire l'impatto verso i nostri cantieri, speriamo che la situazione si risolva il prima possibile», ha detto Isnardi. «Il mercato russo, che è appannaggio del settore superyachts – continua - non è quantificabile perché le imbarcazioni vanno sotto altre bandiere dalle Cayman a Malta. È ovvio che i russi con le sanzioni potranno avere restrizioni non solo sull'acquisto di nuove unità ma anche sul loro utilizzo. La Gran Bretagna ha bloccato la possibilità per tutte le unità con bandiera russa o di proprietà russa o con personale russo a bordo di accedere ai porti e l'Ue sta valutando sanzioni analoghe».

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