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29 febbraio 2024, Aggiornato alle 17,38
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Politiche marittime

Le guerre indeboliscono l'economia mondiale

Il nuovo scenario mediorientale frena la crescita. Italia esposta al rincaro di petrolio, gas, elettronica, macchinari e pelle. I dati di Confindustria e Bankitalia

U.S. Fifth Fleet/Flickr)

Le guerre scoppiate negli ultimi due anni stanno rallentando pesantemente l'economia mondiale e quest'anno le previsioni non sono rosee. L'occupazione nell'Eurozona, anche in Italia, è in crescita e l'approvvigionamento energetico è garantito. Ma c'è uno scenario nuovo che si è aperto da ottobre scorso con la guerra tra Israele e Hamas, abbastanza complesso per numero di Paesi coinvolti. A novembre sono iniziati una serie di attacchi del gruppo armato yemenita Houthi verso i mercantili in transito nel Mar Rosso, che a sua volta ha portato a una risposta militare occidentale per difendere il flusso commerciale marittimo, la quale ha ulteriormente alzato la tensione, con Iran e Pakistan che si sono attaccati a vicenda. L'incertezza maggiore attualmente proviene quindi dal Medio Oriente.

L'intensificarsi nelle ultime settimane degli attacchi del gruppo yemenita Houthi ai mercantili in transito nel Mar Rosso ha portato a una sospensione del transito nel Canale di Suez da parte delle principali compagnie marittime internazionali, tra cui Msc, Maersk, Cma Cgm, Hapag-Lloyd, seguite parallelamente da compagnie petrolifere come British Petroleum e Frontline. Tutte queste navi, la stragrande maggioranza del traffico commerciale diretto e proveniente dall'Europa, sta deviando a sud, doppiano il Capo di Buona Speranza e circumnavigando l'Africa, aggiungendo fino a due settimane circa di navigazione in più. A metà gennaio, rileva il Redsea Kiel institute, il traffico di navi nel Mar Rosso è calato del 55 per cento rispetto agli ultimi tre mesi del 2023, con il costo di trasporto dei container dall'Asia all'Europa più caro del 92 per cento, secondo i dati di Shanghai Containerized Freight Index.

L'ultimo rapporto del centro studi di Confindustria fotografa la situazione economica generale in questi termini: «inizio 2024 con nuove tensioni e rischi, dopo un fine 2023 con buoni segnali, soprattutto nei servizi. L'inflazione resta bassa in Italia ma non ancora in Europa, e i tassi d'interesse sono attesi in calo, anche se il credito resta caro. Gli investimenti sono meno negativi ma i consumi sono incerti, mentre cresce l'occupazione. I servizi sono in risalita ma nell'industria italiana è in corso un brusco calo e le prospettive per l'export di beni sono incerte. In sintesi, nell'Eurozona i ritmi sono divergenti, negli Stati Uniti c'è qualche segnale di frenata mentre la Cina è in crescita», anche se lontana dai ritmi di crescita pre-pandemia.

Secondo Confindustria attualmente l'economia italiana è esposta all'indebolimento degli scambi di petrolio e gas (da Kuwait, Qatar, EAU, Iraq; parte del petrolio dell'Arabia Saudita è invece imbarcato a nord dello Yemen), di beni elettronici e apparecchi elettrici (oltre la metà dell'import extra-Ue viene dalla Cina), di prodotti  in pelle (quasi un terzo viene dalla Cina), e di macchinari (soprattutto in uscita verso i principali paesi asiatici). «L'impatto economico del crollo del trasporto marittimo attraverso il canale di Suez – conclude il rapporto di Confindustria - è fortemente condizionato alla sua persistenza: più è prolungato, maggiori saranno gli effetti negativi sul commercio estero italiano e globale».

Secondo le prime stime annuali dell'OCSE, nel 2024 il Pil mondiale dovrebbe calare del 2,7 per cento, a causa delle politiche monetarie restrittive in risposta all'inflazione - sopravvenuta all'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, a ottobre 2022 – e al peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese. La Banca d'Italia, nel suo ultimo bollettino, parla di elevati rischi al ribasso derivanti dalle tensioni politiche internazionali, in particolare in Medio Oriente», riferendosi alla guerra tra Israele e Hamas e soprattutto alle tensioni nello Yemen, dove il gruppo armato degli Houthi, che controlla parte del Paese, da un paio di mesi attacca le navi commerciali che transitano nel Mar Rosso. La Banca d'Italia sottolinea però che «i prezzi del greggio e del gas naturale sono rimasti contenuti nonostante gli attacchi al traffico navale nel Mar Rosso».

Il 90 per cento del volume degli scambi globali avviene via mare. Di questo traffico, il 12 per cento transita per il Suez, almeno finché la situazione nel Mar Rosso era tranquilla. Per l'Italia, il 54 per cento degli scambi avviene per nave, di cui il 40 per cento tramite il canale di Suez. Via mare, rileva Confindustria, transita più del 90 per cento dei flussi italiani con i principali paesi a est del Mar Rosso (in Asia e parte del Medio Oriente). 

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Tag: economia