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02 dicembre 2021, Aggiornato alle 13,27
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Politiche marittime

Le criticità del fondo complementare naviglio

In audizione al Cnel, Confitarma spiega come i 225 milioni stanziati per le nuove costruzioni non fanno distinzione tra progetti orientati o meno sulla sostenibilità ambientale

Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, in audizione al Cnel

Martedì scorso si è tenuta presso il Cnel, a Roma, una riunione del gruppo di lavoro sulla logistica, presieduta dal consigliere Nereo Marcucci e alla presenza del presidente Tiziano Treu, nel corso della quale sono stati ascoltati i rappresentanti delle associazioni dei trasporti in merito all'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'argomento principale portato avanti dall'armamento italiano ha riguardato i grossi investimenti che il comparto sta facendo per rendere le navi sempre più ecologiche, con grosse incognite però su quale siano i carburanti e le soluzioni tecnologiche più sostenibili, sia per l'ambiente che per le finanze delle imprese marittime. Un discorso che riguarda anche il mercato dei rifornimenti.

Confitarma è stata sentita dal Cnel nel corso dei lavori preparatori per la redazione del decreto attuativo che dovrà definire i criteri di accesso per il settore alle risorse stanziate con il fondo complementare. Pur non avendo notizie dettagliate circa i contenuti di tale decreto che è già stato firmato dal ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, Sisto ne ha evidenziato le criticità. «Innanzitutto - ha affermato - se fosse confermato che il decreto esclude diverse categorie di naviglio o tipologie di traffico, si creerebbe un problema di competitività per diverse importanti imprese italiane». Inoltre, dei 500 milioni stanziati dalla norma, sembrerebbe che la componente dell'incentivo dedicata alle nuove costruzioni, 225 milioni, non sarà parametrata all'effettivo valore e innovazione green prevista nel progetto di costruzione della nave. «Ciò significa generare un ingiustificato vantaggio concorrenziale per chi è arrivato in ritardo nell'attuare la scelta green».

Altra perplessità espressa dal direttore generale di Confitarma riguarda la localizzazione geografica dei traffici oggetto di incentivazione. «Costringere una nave a operare in una data area geografica – spiega - è una forte limitazione per il settore dello shipping che, in molti casi, non può programmare nel lungo periodo i porti scalati. Se il driver dell'incentivo è effettivamente la transizione green, non possiamo tenere conto solo della fase di costruzione della nave ma anche dell'attività alla quale la stessa verrà adibita che, in molti casi, è nel mercato globale. Confitarma chiede dunque al Cnel di supportare presso le Istituzioni competenti e il Governo in primis, le istanze dell'armamento affinché il Paese non lasci indietro alcune componenti fondamentali dello shipping ugualmente coinvolte nel processo di transizione ecologica».

Il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto, ha evidenziato che la transizione ecologica nel settore marittimo è già in atto da tempo e che negli ultimi anni gli armatori italiani «hanno fatto la loro parte, investendo decine di miliardi di euro per mantenere e incrementare le elevate performance ambientali che pongono le loro flotte ai vertici delle best practices green internazionali». Inoltre, ha aggiunto, «diversi partner europei, attraverso i fondi stanziati dal Next Generation EU, stanno investendo risorse pubbliche per sostenere gli ulteriori importanti passi che le rispettive aziende del settore marittimo saranno chiamate ad effettuare sulla via della transizione ecologica».