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Porto di Napoli
19 ottobre 2018, Aggiornato alle 16,32
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Politiche marittime

Lavoro portuale, asse sindacale Germania-Italia

Protocollo per combattere l'autoproduzione selvaggia nei terminal del gruppo Eurokai. Ci sono Cgil, Cisl, Uil, Ver.di ed European Transport worker Federation


Contrattazione collettiva sull'automazione, salvaguardia dell'occupazione, lavoro in buone condizioni e opposizione «politica e sindacale» ad ogni forma di autoproduzione irregolare per proteggere i lavoratori portuali del più grande gruppo terminalistico europeo, Eurokai. Con queste basi i sindacati italiani Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e quelli tedeschi dell'European Transport worker Federation (ETF) e dei Ver.di (il secondo più grande della Germania) hanno firmato un protocollo d'intesa transnazionale. Obiettivi comuni, si legge in un nota, «entro l'ambito della sezione Lavoratori Portuali dell'ETF, riferiti agli addetti del più grande operatore di terminal container di proprietà europea, Eurokai, ed azionista della Contship Italia», precisamente con il 33 per cento. Una serie di incontri iniziati questa settimana, a Bruxelles, nella sede di ETF, ospitati dalla segretaria del sindacato, Lidia Spera, che ha incontrato dirigenti sindacali, rappresentanti dei consigli d'impresa e i delegati dei lavoratori delle società terminalistiche Eurokai operanti in Italia e Germania.

«Gli obiettivi comuni - sottolineano i sindacati – sono la salvaguardia dei livelli di occupazione e le buone condizioni di lavoro, il coordinamento delle azioni volte a affrontare con processi negoziati l'automazione e la digitalizzazione, in particolare attraverso la contrattazione collettiva, ed infine, dandosi sostegno reciproco, l'opposizione sul piano sindacale e politico ad ogni iniziativa di autoproduzione (self-handling) al di fuori delle regole». 
 
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Foto: Giuliano Galluccio, Uiltrasporti; Ettore Torzetti, Fit Cisl; Torben Seebold, Ver.di; Maurizio Colombai, Filt Cgil