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04 ottobre 2022, Aggiornato alle 08,32
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Lavoro e formazione dei marittimi, Collegio dei Capitani in audizione alla Camera

Il comandante Giovanni Lettich ha illustrato le problematiche del settore di fronte alla Commissione Trasporti. Con un commento introduttivo di Decio Lucano

Giovanni Lettich

(DL Notizie)

L'audizione alla Camera dei Deputati del comandante Giovanni Lettich, presidente del Collegio Nazionale dei Capitani Marittimi, è un documento che diventerà storia, perché ufficializza le istanze e gli appelli che da troppo tempo chiedono i comandanti, direttori di macchina, ufficiali della Marina mercantile e della Nautica ma anche i marinai in genere. La storia del Collegio Capitani è fatta di soddisfazioni professionali, di conquiste, ma anche di forti delusioni. Il Parlamento, nonostante gli incontri al Quirinale con i presidenti Saragat, Pertini, Leone che avevano assicurato il loro interesse nei lavori riguardanti i temi marittimi, e i contatti con alcuni deputati, furono importanti ma vani, pur essendo la materia della marittimità dibattuta fino ad oggi nell'evoluzione sociale e tecnologica. Era ed è evidente che la atipicità del lavoro marittimo non è abbastanza conosciuta in una penisola che ha le radici nel mare.

L'autorevolezza del presidente Giovanni Lettich in comunione con il consiglio direttivo  nazionale, la pubblicazione dell'unico giornale della gente di mare, Vita e Mare, che ha  quasi 60 anni di vita, diretto da Bettina Arcuri, sono la  dimostrazione e lo specchio della professionalità e dello spirito di sacrificio degli equipaggi che, finita l'era delle compagnie di preminente interesse nazionale, con attualmente grandi società dai turni particolari e la tenaglia delle normative dell'IMO, con le convenzioni del 1978 e aggiornata dal 1995, hanno creato un nuovo delicato e incerto  avvio  dei giovani verso la carriera marinara di navi convenzionali e di navi automate. (DL)

l'audizione del comandante Giovanni lettich

Onorevoli Deputati,
nell'occasione della convocazione odierna presso codesta IX Commissione, intendo in primo luogo esprimere la mia personale soddisfazione e gratitudine per essere da Voi ascoltato in merito a temi molto importanti per il mondo del lavoro marittimo da me in questa sede rappresentato in qualità di presidente del Collegio Nazionale dei Capitani di Lungo Corso e Macchina, associazione professionale indipendente con personalità giuridica, che conta numerosi soci tra gli Ufficiali di Marina in attività e in quiescenza, i diplomati nautici, gli ex Ufficiali di Marina impegnati a terra nei vari settori marittimi e gli Ufficiali della navigazione interna, nonché numerosi addetti alle costruzioni navali e le associazioni di categoria aventi scopi affini a quelli del Collegio.

In coerenza con le finalità della presente audizione, mi accingo a esprimere la mia posizione con riferimento alle prospettate riforme legislative, il cui articolato è oggi in discussione. In primo luogo, voglio esprimere il mio personale apprezzamento per l'attenzione rivolta alla categoria da parte dei Deputati proponenti, che traspare dagli articolati e dalle relazioni da me accuratamente esaminate in vista dell'audizione odierna, nonché per la finalità – certamente condivisibile – di perseguire obiettivi di ammodernamento e semplificazione delle prassi e delle procedure tuttora caratterizzanti la vita operativa dei marittimi operanti in Italia. Esse, in determinate circostanze, risultano in effetti "ingessate" da norme ormai risalenti, con conseguente perdita di speditezza amministrativa e operativa. Ciò posto, voglio in particolare soffermarmi sulle prospettate «Disposizioni in materia di formazione e attestati di addestramento» indicate nella proposta di legge del 29 luglio 2021.

Pur dando atto di un'apprezzabile attenzione per una problematica attuale e centrale per i lavoratori marittimi, il testo così come proposto mi pare non rispondere appieno ad alcune necessità, a mio modo di vedere invece focali e non trascurabili. Il primo punto riguarda la proposta detraibilità fiscale degli onerosi costi che i marittimi devono sostenere per l'ottenimento e il rinnovo dei certificati richiesti per navigare dal d. lgs. 12 maggio 2015, n. 71 e, a livello internazionale, dalla Convenzione STCW, come emendata dalle Risoluzioni adottate in occasione della Conferenza di Manila del 2010.

Su questo tema, nel corso di precedenti legislature, il Collegio Capitani da me rappresentato si era fatto carico di un'iniziativa volta ad apportare modifiche al sistema vigente, collaborando alla presentazione di un disegno di legge modificativo della l. finanziaria 2016 e finalizzato a introdurre incentivi nei confronti dei lavoratori marittimi italiani che partecipino ai corsi strutturati per l'ottenimento e/o il rinnovo dei certificati in questione.

La proposta in allora presentata – e poi purtroppo non recepita in sede di votazione finale – mirava ad escludere dal calcolo del reddito da lavoro dipendente ai sensi dell'art. 51 del t.u.i.r., entro il limite dei 5.000 euro annui, le spese sostenute dai lavoratori marittimi italiani per il conseguimento e/o il rinnovo dei certificati quinquennali sopra indicati, a somiglianza di quanto l'ordinamento ha disposto per categorie di lavoratori fruenti di migliori condizioni socio-economiche e reddituali, come i liberi professionisti.

Tenendo in considerazione anche la durata quinquennale dei certificati in questione, la soluzione appena riferita mi parrebbe più completa e calibrata sulle esigenze della categoria rispetto allo sgravio contenuto nell'articolato oggi in discussione, il quale è innanzitutto limitato solo a chi ha reddito inferiore a € 20.000 (e, quindi, in solo gli allievi ufficiali), e per di più per un importo di soli € 500, molto inferiore a quello dei corsi, senza nemmeno considerare la durata quinquennale del rinnovo dei certificati e, quindi, la possibilità di "spalmare" lo sgravio su tutto il periodo.

Analogamente, intendo esprimere alcune perplessità per la proposta di articolato in merito all'inserimento dei corsi in questione nella proposta formativa agli studenti dell'istituto nautico. In un'ottica contenitiva dei costi per lo Stato, anche su questo tema il Collegio aveva collaborato alla presentazione di un disegno di legge nel 2017, che prevedeva la sovvenzione statale al 100% dei costi sostenuti dai soli neodiplomati presso gli istituti nautici.

Considerato che ogni anno si diplomano mediamente circa 2.000 studenti, ma di questi appena 700 si imbarcano, ritengo infatti che sia più opportuno contemplare di contribuire con fondi pubblici al pagamento dei corsi chi va effettivamente a navigare, all' atto dell'imbarco, i quali vanno considerati lavoratori a reddito zero ed è quindi spesso molto difficile per loro, e per le loro famiglie, sostenere i costi per la frequentazione dei corsi di cui alla Convenzione STCW, pur trattandosi di un requisito necessario e imprescindibile per il loro inserimento nel mondo del lavoro.

Al tempo stesso, ritengo che una modifica normativa sul punto non debba guardare esclusivamente agli allievi ufficiali, ma a tutti i giovani che imbarcano per la prima volta (pertanto, oltre agli allievi, anche i mozzi, per esempio, anche gli allievi commissari, gli allievi cuochi), evitando per quanto possibile ogni disparità di trattamento tra neodiplomati. Anche sotto questo profilo, quindi, ritengo preferibile l'articolato in allora proposto con la collaborazione del Collegio.

L'auspicio, e pertanto la richiesta, è quella di una valutazione – nell'ambito delle attività di esame e discussione dell'articolato oggi in rilievo – da parte degli onorevoli Deputati anche dei profili da me sinteticamente rappresentati. A tal fine, sono ovviamente disponibile a depositare – unitamente a una breve relazione dell'intervento odierno – anche i precedenti disegni di legge cui ho fatto riferimento, nell'auspicio che si tratti di materiale utile per le attività di codesta Commissione.