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Porto di Napoli
18 dicembre 2018, Aggiornato alle 16,30
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Infrastrutture - Logistica

La Zes Campania spiegata a cento imprese

Workshop del Banco di Napoli-Intesa San Paolo. Crediti e semplificazioni per le aziende che ci risiedono 7 anni. Fondamentale il supporto degli enti locali. Assente (per ora) la cantieristica e la navalmeccanica


Informare e incentivare le imprese a investire nelle neonate Zone economiche speciali della Campania. Il Banco di Napoli-Intesa San Paolo, che ci mette di suo un plafond (limite massimo) di 1,5 miliardi di euro, ne fa una missione e organizza un workshop, tenutosi lunedì nel capoluogo campano, per illustrare ad oltre cento aziende le agevolazioni e i supporti finanziari.

Assente la navalmeccanica
Assente per ora la cantieristica navale e le riparazioni, e non per scelta. Prendendo spunto da una domanda scaturita dal dibattito, il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale, Pietro Spirito, ha detto che i settori 'al momento' non sono inseriti tra quelli che potrebbero essere ospitati in aree della Zes. «Però – ha aggiunto - è possibile, se verranno presentati progetti forti, discuterli ed eventualmente allocarli tra i 300 ettari che ancora possono essere aggiunti ai 5,100 stabiliti per la Zes Campania». Spirito ha confermato che, per essere totalmente operativa, alla Zes «manca ancora un terzo decreto, quello delle semplificazioni: doganali, amministrative, fiscali e finanziarie».
 
Cosa ottengono le imprese nelle Zes
Procedure semplificate per adempimenti burocratici e per l'accesso alle infrastrutture; credito di imposta in relazione agli investimenti effettuati pari al 50 per cento per ogni progetto di investimento. Le aziende dovranno però mantenere l'attività nella Zes per almeno 7 anni. Fondamentale sarà il supporto degli enti pubblici territoriali e locali che dovranno contribuire a snellire in modo importante gli adempimenti burocratici ed amministrativi per le imprese. Importante anche la connessione tra le iniziative imprenditoriali ed il porto; le Zes sono ideate per favorire l'attrazione di investimenti che mettano a sinergia la logistica con il sistema manifatturiero. Diventerà importante la presentazione da parte degli organi preposti a gestire la Zes di un Piano di Sviluppo Strategico che preveda le aree interessate, gli incentivi ed i settori da agevolare. Le risorse finanziarie pubbliche complessivamente messe a disposizione ad ora ammontano a poco più di 200 milioni di euro.
 
L'incontro con le aziende si replicherà, il 27 luglio, a Milano, per i clienti di Intesa Sanpaolo del Centro-Nord. «La portualità meridionale, più del settentrione, è naturalmente rivolta al Nord Africa e al canale di Suez. Disporre di porti come quello di Napoli e come quelli delle altre regioni meridionali, in un mare dove transita un quinto dei traffici mondiali, è una leva di crescita molto importante», secondo Francesco Guido, direttore generale del Banco di Napoli e direttore regionale Sud di Intesa San Paolo, che ha partecipato al workshop insieme a Spirito e ad Alessandro Panaro, responsabile "Maritime & Mediterranean Economy" di SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno). 
 
Banco di Napoli e Adsp alla fine dell'anno scorso hanno firmato un accordo per assistere finanziariamente le imprese assegnatarie di appalti per le opere Portuali mediante l'anticipazione dei crediti certificati e gli altri supporti finanziari correlati all'impianto dei cantieri. Al plafond si è aggiunta in seguito anche la Zes della Puglia. Prevede consulenze, elaborazione dei piani di investimento e della finanza di progetto necessarie. L'accordo consente anche una collaborazione generale con le Adsp per le imprese che attorno ai sistemi portuali realizzeranno lavori di riqualificazione e potenziamento, nuovi insediamenti con nuovi posti di lavoro, crescita dei sistemi logistici a beneficio dei settori economici circostanti. «L'obiettivo – si legge in una nota del Banco di Napoli - è sostenere la mission delle nuove Adsp del Mezzogiorno perché garantiscano al sistema manifatturiero del Meridione nuove e potenziate capacità di intercettare flussi commerciali internazionali, ampliando così i mercati di sbocco dei prodotti e delle eccellenze territoriali per trattenere, nel Pil del Mezzogiorno, quanto più valore aggiunto possibile».
 
La Zes, secondo Spirito, potrebbe «costituire un catalizzatore per far ripartire gli investimenti manifatturieri, potendo contare non solo sugli incentivi alla localizzazione ma anche su condizioni logistiche che favoriscono la competitività nelle connessioni con i mercati internazionali. Sarà necessario un lavoro di squadra, che deve coinvolgere istituzioni, imprenditori, forze sociali, operatori finanziari. La zona economica speciale deve essere un ecosistema capace di attrarre investimenti produttivi, superando le difficoltà di contesto che hanno sinora caratterizzato le regioni meridionali». Secondo Guido, le Zes sono «un'occasione di sviluppo dell'economia meridionale. Si tratta di un provvedimento in parte fondato su uno schema di incentivazione già utilizzato nel passato, quello del credito di imposta, in questo caso fino a 50 milioni di euro per ogni investimento, ma che è più significativamente incentrato sulla valorizzazione di una risorsa oggettiva del territorio, ovvero la portualità e la sua naturale proiezione verso il nord Africa e, attraverso il canale di Suez, verso i traffici con l'Asia. Non è una novità di poco conto perché, proprio traendo spunto dalle lezioni del passato, è auspicabile che il fattore decisivo di attrazione non sia quello dell'incentivazione fiscale ma sia rappresentato invece proprio dalla riscoperta delle caratteristiche morfologiche e culturali del territorio. Disporre di porti come quello di Napoli e come quelli delle altre regioni meridionali, in un mare dove transita il 20 per cento dei traffici mondiali, è un'evidenza assoluta che può rappresentare una leva di crescita molto importante se intorno a queste aree portuali si insediano le attività produttive che traggono beneficio da tale prossimità. È per questo fondamentale che il credito fiscale rappresenti il mezzo e non il fine, che diventi cioè pungolo di riflessione per visioni più ampie che valorizzino, dopo l'oggettività dei porti, anche l'oggettività delle nostre migliori tradizioni manifatturiere ed economiche».

P. Bo.