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Porto di Napoli
20 novembre 2018, Aggiornato alle 17,16
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Logistica

Anche Taranto nel fondo per le Zes del Banco di Napoli

Accordo ufficiale tra l'istituto di credito e l'Autorità portuale dello Ionio. Si attendono i decreti attuativi per avviare le Zone economiche speciali


Dopo l'Autorità di sistema portuale (Adsp) del Tirreno centrale, anche il porto di Taranto si associa al plafond di 1,5 miliardi di euro del Banco di Napoli destinato alle imprese che vogliono avviare attività all'interno delle future Zone Economiche Speciali. Istituite con la legge 123/2017, richiedono però decreti attuativi per realizzarsi, ovvero norme fondamentali per permettere alle Regioni del Mezzogiorno di fare richiesta al governo di realizzare una Zes nel loro territorio. La nuova legge prevede procedure semplificate per adempimenti burocratici e per l'accesso alle infrastrutture; credito di imposta in relazione agli investimenti effettuati pari al 50 per cento per ogni progetto di investimento. Le aziende dovranno però mantenere l'attività nella Zes per almeno 7 anni. Le risorse finanziarie pubbliche complessivamente messe a disposizione ad ora ammontano a poco più di 200 milioni di euro.
 
L'accordo – come per i porto di Napoli, Salerno e Castellammare – permetterà alle imprese di Taranto di essere assistite finanziariamente, per quelle assegnatarie di appalti, per le opere portuali mediante l'anticipazione dei crediti certificati e gli altri supporti finanziari correlati all'impianto dei cantieri. Sono previste consulenze per l'elaborazione di piani di investimento e della finanza di progetto necessarie. Le imprese sono quelle che realizzeranno riqualificazione e potenziamento di nuove e vecchie aree portuali con nuovi insediamenti. L'obiettivo delle Zes, di tutte le Zes nel mondo (più che quadruplicate negli ultimi vent'anni) è garantire al sistema manifatturiero, in questo caso del Meridione, la capacità di intercettare flussi commerciali internazionali, ampliando così i mercati di sbocco dei prodotti e delle eccellenze territoriali, trattenendo capitale nel Pil del Mezzogiorno
 
«La Zes è uno degli elementi strategici che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio logistico e infrastrutturale del porto di Taranto, che beneficia ora di una concreta opportunità di
riconnettersi al mondo imprenditoriale del territorio e in generale alla comunità di business nazionale e internazionale», commenta il presidente dell'Adsp del Mar Ionio, Sergio Prete. 
 
Nel 1997 il numero di Zes era pari a circa 845 in 93 Paesi, oggi sono 4 mila in 135 Paesi. L'impatto economico totale generato ammonta a oltre 68,4 milioni di lavoratori diretti e un valore aggiunto generato, derivante dagli scambi, di poco più di 850 miliardi di dollari. Secondo diverse stime, per lo più bancarei, nelle Free Zone andrebbe a concentrarsi, con il passare del tempo, il 40 per cento circa del totale dell'export di un Paese. In Europa esistono diversi casi di free zone a diversi livelli di operatività (più che altro si tratta di punti franchi individuati all'interno di aree portuali). Se ne contano 10 in Danimarca, 8 in Germania, 3 in Grecia, 5 in Spagna (tra cui la famosa ZAL-Zona ad Attività Logistica di Barcellona). In Italia vi sono 4 Zone Franche, Trieste, Venezia, Gioia Tauro e Taranto. Uno dei casi più famosi in Europa è rappresentato dalle 14 free zone della Polonia che hanno creato quasi 300 mila nuovi posti di lavoro. Zona Franca famosa in Italia è il Porto Franco di Trieste che fa capo all'Adsp dell'Adriatico Orientale, dove le aziende possono beneficiare di una serie di incentivi di tipo doganale, fiscale e di tipo amministrativo che rendono particolarmente conveniente investire nell'area o depositarvi le proprie merci; senza dimenticare la possibilità di importare ed esportare a due passi, dal mare.