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27 novembre 2021, Aggiornato alle 09,59
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Infrastrutture

La polemica sui dragaggi del porto di Trapani

Lo sversamento delle sabbie tra San Vito Lo Capo e Monte Cofano ha spinto alcune associazioni locali a diffidare l'autorità portuale, che si è difesa punto per punto

Il porto di Trapani (Yellow.Cat/Flickr)

Una lettera di diffida all'Autorità di sistema portuale (Adsp) della Sicilia Occidentale e agli assessorati regionali competenti ha aperto una polemica sul dragaggio del porto di Trapani. La questione è il deposito delle sabbie, o dei fanghi, che - a detta dell'Unione provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori, di Confsal Sicilia, Sicilia Antica di Trapani e del Circolo Intercomunale Mcl Azione Cristiano-Sociale di Trapani - andrebbero a rovinare alcune aree marine particolarmente delicate, senza trattamento e quindi col rischio di inquinare e danneggiare flora e fauna. Il volume delle sabbie dovrebbe essere di oltre 400 mila metri cubi, fino ad arrivare a quasi un milione, a seconda di quanto sia esteso il dragaggio del porto di Trapani. Lo specchio acqueo è quello tra San Vito Lo Capo e Monte Cofano. Le associazioni ne chiedono lo sversamento nella provincia di Agrigento.

«È il momento fare chiarezza, una volta per tutte, su un argomento importate che vale il futuro del porto di Trapani», ha detto Pasqualino Monti, il presidente del sistema portuale di Palermo, Porto Emodocle, Termini Imerese e Trapani. Secondo Monti l'esposto delle associazioni contiene «sciocchezze facilmente oppugnabili». Una nota degli uffici tecnico e legale dell'autorità portuale prova a fare chiarezza.

Il progetto in questione concretizza la bonifica degli attuali fondali, oggi inquinati, nel rispetto di tutte le vigenti norme. Secondo l'Adsp è falsa l'affermazione che verranno sversati rifiuti contaminati in mare, in una zona vicina alle riserve di Monte Cofano e ai siti protetti di San Vito Lo Capo. Si prevede lo sversamento in mare dei soli sedimenti non contaminati, e cioè di quei sedimenti che costituiscono risorse del mare e che debbono appartenere al mare, in quanto hanno caratteristiche fisico-chimiche idonee a tale scopo. La scelta del sito di sversamento è stata fatta sulla base di una procedura di valutazione che ha confrontato gli esperi, tra cui l'Università Kore che ha individuato l'area trammite studi di idraulica marittima e caratterizzazione, da parte di una società specializzata. Sulla base di queste analisi, il sito è stato individuato come idoneo. È stato anche predisposto un piano di monitoraggio ambientale, tra cui il controllo degli impatti delle attività di immersione dei sedimenti sulle specie ittiche presenti e in generale sull'habitat.                                                                                                                                               
Falsa, afferma l'Adsp, è l'affermazione secondo cui l'autorità portuale per risparmiare denaro avrebbe scartato la discarica. Invece, a seguito di prove sperimentali, eseguite sugli attuali sedimenti inquinati del porto, è stato individuato il trattamento idoneo a separare la parte inquinata dalla matrice sedimentologica, prevendo la destinazione degli elementi inquinati nelle discariche autorizzate e il riutilizzo del sedimento depurato, in linea con le norme. 

Il dragaggio, in generale, precisa l'Adsp, realizza solo un beneficio in termini ambientali, recuperando il riutilizzo di alcune zone costiere, diminuendo l'intasamento delle discariche e il volume di traffico collegato ai trasporti. 

L'Adsp si domanda perché, quindi, un esposto del genere contro questi lavori di dragaggio e ripulitura. «Ci auguriamo che tale comportamento non serva a cercare di far lavorare, anche dove non si dovrebbe, le discariche. Se così fosse, sarebbe molto grave».

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