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La corporate governance. Come cambia e perché è diventata importante anche nello shipping

Alcune osservazioni dall'ICGN Amsterdam Conference 2019


di Arturo Capasso*

Il convegno internazionale dell'Internartional Corporate Governance Network ICGN, tenutosi il 12 e il 13 febbraio ad Amsterdam, ha posto al centro del dibattito un tema molto attuale come l'evoluzione del governo societario (corporate governance). L'interesse per l'incontro si deve al ruolo della ICGN, che vede fra i suoi partecipanti investitori che gestiscono oltre 34 mila miliardi di dollari. Si tratta dei cosiddetti masters of universe, non le action figure degli anni Ottanta ma gestori come Blackrock, Fidelity, Calpers, Goldman Sachs e pochi altri, in grado di condizionare in modo determinante prezzi e movimenti dei mercati internazionali dei capitali. Questo spiega perché l'associazione guidata dal suo CEO, Kerrie Waring, sia divenuta l'interlocutore privilegiato di governi e Commissione europea in tema di regolamentazione e di politiche in materia di corporate governance, promuovendo attivamente le migliori prassi nei rapporti tra aziende e investitori, al fine di favorire la creazione di valore a lungo termine e lo sviluppo sostenibile dei sistemi economici in tutto il mondo.

Stakeholders e azionisti: un cambio di priorità
Nei due giorni di dibattito, si sono confrontati manager, politici, professionisti e accademici come Martin Spolc, responsabile della sustainable finance and fintech unit della Commissione europea. Eva Halvarsson, ceo di AP2, il secondo fondo pensioni nazionale svedese; James Andrus del fondo CalPERS, il più grande fondo pensioni pubblico degli Stati Uniti, e molti altri, che potete vedere sulla pagina dell'evento. Il tema fondamentale che ha attraversato i relatori è legato alle finalità che possono o devono orientare le strategie del management aziendale. Il dogma della massimizzazione del valore per gli azionisti come principio ispiratore delle decisioni strategiche vacilla di fronte alle istanze dei portatori di interesse, gli stakeholders, che chiedono alle aziende maggiore attenzione alla creazione di valore nel lungo termine per il sistema economico nel suo complesso e non solo per gli azionisti. Si profila un modello di società in cui il consiglio di amministrazione diviene responsabile non solo verso gli azionisti ma verso tutti gli stakeholder.

Lungo termine è meglio di breve termine
Il nuovo paradigma dovrebbe ricalibrare la relazione tra le società quotate, i loro principali azionisti e altri stakeholder, ed è in questo che i grandi investitori istituzionali, quali azionisti a lungo termine, possono agire in appoggio ai consigli di amministrazione nel resistere alle pressioni di investitori più aggressivi, orientati al breve termine, che potrebbero ostacolare, in modo significativo, non solo le aperture dell'azienda in tema di responsabilità sociale ma anche la prosperità economica a lungo termine. Se i grandi investitori, che costituiscono la parte più consistente dell'azionariato, si orientano ad includere nei loro modelli di valutazione il parametro della ESG (Enviromental, Sustainability, Governance) anche il management aziendale ne dovrà necessariamente tenere conto e agire di conseguenza. Del resto questo percorso è indicato dalla direttiva 2014/95/UE (recepita in Italia dal D.L. 254/2016) in merito alla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, legate agli impatti sociali e ambientali della propria azione; inoltre, nel 2015, il documento delle Nazioni Unite "Principles for Responsible Investment (PRI)" raccolse oltre 1,400 sottoscrizioni rappresentativi di oltre 59 mila miliardi di dollari di fondi gestiti. Oggi, di fatto, la globalizzazione rende le principali aziende internazionali molto attente a queste tematiche, nella misura in cui possono condizionare e limitare il loro accesso ai mercati dei capitali più ricchi, e questo a prescindere dalle normative vigenti nei rispettivi paesi di appartenenza, che potrebbero essere meno esigenti in termini di responsabilità sociale.

Shipping tra scarsa finanza, concentrazioni e ambiente
Che impatto possono avere questi trend per le imprese armatoriali in Italia e nel mondo? Sicuramente elevato, perché lo scenario per le società di shipping è cambiato radicalmente nel breve volgere di qualche lustro, i cui fattori chiave sono tre: la drastica riduzione della disponibilità di finanziamento bancario, la concentrazione in atto in alcuni significativi comparti del mercato e, infine, la complessa relazione che lega il trasporto marittimo con le sfide ambientali. 

Armamento: scarsa finanza
Sul primo punto, è una realtà conclamata che, riducendosi il peso del debito nelle strutture finanziarie, aumenta l'esigenza di una sempre maggiore base di capitale proprio. Ne deriva una crescente esigenza di apertura delle strutture proprietarie ad altri investitori in capitale di rischio: società finanziarie, fondi, partner strategici, fino alla quotazione in borsa e quindi al ricorso al pubblico risparmio. Questo implica una continua escalation nel grado di formalizzazione e regolamentazione della corporate governance, con la presenza di rappresentanti di azionisti di minoranza e, auspicabilmente, di consiglieri indipendenti. La dialettica che potrà svilupparsi fra management e CdA dipenderà dalle specifiche condizioni delle società ma è evidente che non si tornerà mai più a CdA formali che ratificano "sulla fiducia" l'operato del management.

Armamento: concentrazioni
La maggiore complessità degli organi amministrativi è anche la conseguenza dei fenomeni di concentrazione in atto in alcuni settori, come per esempio nei container e nelle crociere. Questo è apparso evidente nel corso della presentazione di Jose Azar della IESE Business School in cui è stato mostrato come alcuni settori dell'economia USA, come banche o linee aeree, vedono i medesimi investitori istituzionali presenti con partecipazioni significative nel capitale dei principali players del settore. Il fenomeno, non ancora così evidente nel campo dello shipping ma che potrebbe facilmente verificarsi in futuro, implica delle attenzioni particolari nel ruolo dei consigli di amministrazione, anche al fine di evitare complicazioni con le normative antitrust nazionali e sovranazionali.

Armamento: ambiente
Il settore armatoriale ha con l'ambiente molteplici relazioni. Se da un lato infatti il trasporto marittimo può essere visto come un fattore di rischio per l'ecosistema marino - per i carichi potenzialmente inquinanti in caso di incidente, per i carburanti utilizzati, per il funzionamento nei porti dei generatori delle grandi navi da crociera - sull'altro piatto della bilancia è possibile collocare i benefici per l'ambiente e per la sicurezza stradale che il trasporto marittimo assicura quando si sostituisce al trasporto stradale. Come fare in modo che i benefici ambientali e sociali rivestano un qualche ruolo nell'orientare le scelte dei manager al di là della ricerca del massimo profitto per gli azionisti? Forse la risposta è proprio nella maggiore sensibilità dei grandi investitori su queste tematiche. Se le compagnie di navigazione avranno la percezione che il mercato apprezza e traduce in valutazioni più elevate comportamenti responsabili sotto il profilo ambientale e sociale, questi stessi potranno, a buon diritto, divenire elementi di politiche aziendali che si traducano in un maggior valore non solo per l'economia nel suo complesso ma anche per gli stessi azionisti.

*Arturo Capasso è professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all'Università del Sannio (Benevento)