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20 maggio 2019, Aggiornato alle 15,56
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Politiche marittime

La Corea del Sud costruirà 200 navi in cinque anni

Dopo il fallimento di Hanjin, il ministero degli Oceani lancia piano di ricostruzione della flotta e della navalmeccanica


Il ministro degli Oceani e della pesca della Corea del Sud, Kim Young-Choon, ha annunciato un piano quinquennale che porterà il Paese a dotarsi di 200 navi, di cui 140 rinfusiere e 60 portacontainer, spendendo oltre 5 miliardi di euro. Un investimento colossale deciso a seguito della bancarotta della compagnia marittima di bandiera Hanjin Shipping, dichiarata fallita poco più di un anno fa, che ha portato al taglio di oltre la metà dei container trasportati - passati negli ultimi due anni da 1 milione di teu (2016) a 400 mila (2017) - e alla perdita di 10 mila miliardi di won (9,4 miliardi di dollari) da parte dell'industria cantieristica. Il dicastero guidato da Choon prevede nel 2022 un fatturato navalmeccanico di 51 mila miliardi di won (48,2 miliardi di dollari). L'altra compagnia di bandiera, Hyundai Merchant Marine, ha una flotta capiente 330 mila teu, la quattordicesima al mondo, e il governo sudcoreano prevede già dal 2020 di incrementarla a 1 milione di teu.
 
Gli ordini verranno gestiti dalla Korea Maritime Promotion Corporation (KMPC), organismo che nascerà a luglio a Seul con un capitale iniziale di 2,7 miliardi di dollari (3,3 milioni di euro), incrementabile fino a 4,5 miliardi di dollari (5,5 miliardi di euro). Il KMPC promuoverà lo shipping sudcoreano seguendo un principio 'trumpiano', quello della «priorità alle merci sudcoreane», come lo ha definito il ministero della Pesca riferendosi al Jones Act del 1920, che obbliga il traffico marittimo degli Stati Uniti a viaggiare su navi costruite in USA e battenti bandiera americana.