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Politiche marittime

International Maritime Bureau, in calo gli attacchi pirata nel mondo

78 incidenti nei primi sei mesi dell'anno. Una heavy lift salvata dalla marina nigeriana. A Panama rapita una famiglia a bordo di uno yacht, un morto


a cura di Paolo Bosso

I mari intorno all'Africa nord-occidentale rimangono i più pericolosi al mondo per le navi mercantili, anche se negli ultimi tre mesi c'è stato un marcato calo grazie agli sforzi della Marina nigeriana. È pericoloso viaggiare anche al largo di Guinea equatoriale, Malesia e Indonesia, su alcuni fiumi dell'Equador e del Brasile. L'ultimo rapporto dell'International Maritime Bureau's (IMB), istituto dell'International Chamber of Commerce, conferma che la pirateria è ancora molto presente nel Golfo di Guinea, dove 62 dei 75 marittimi presi in ostaggio nei primi sei mesi dell'anno, in tutto il mondo, sono stati catturati al largo delle coste di Nigeria, Guinea, Togo, Benin e Camerun, cinque degli undici stati che si affacciano su questo golfo dell'Oceano Atlantico.

Considerando che molti incidenti non vengono denunciati, il Piracy Reporting Centre (PRC) dell'IMB, il principale osservatorio del genere, ha registrato un solo decesso legato agli attacchi di pirateria, che sono stati in tutto 78 in tutto il mondo, incluse le rapine a mano armata, numeri in calo rispetto ai 107 incidenti del primo semestre 2018. Gli abbordaggi riusciti sono stati 57, pari a quasi tre quarti degli attacchi complessivi. Delle 75 persone rapite, tutti marittimi, 37 sono state sotto riscatto. 

I numeri
Lo scenario principale è il Golfo di Guinea, dove quasi tre quarti degli ostaggi e il 92 per cento degli incassi dei riscatti provengono da lì. Gli altri paesi più colpiti sono la Malesia e l'Indonesia. Negli ultimi tre mesi l'IMB registra un «gradito e marcato calo» degli attacchi nel Golfo di Guinea. Al largo della Nigeria ci sono stati 31 incidenti nei primi sei mesi del 2019, dieci in meno rispetto al primo semestre 2018.

Gli incidenti principali: chimichiere, rimorchiatori, yacht
In questa prima metà dell'anno pirati al largo della Nigeria hanno dirottato due navi chimichiere. A maggio, a 41 miglia nautiche da Luba, nella Guinea equatoriale, è stato sequestrato un rimorchiatore e utilizzato per attaccare una heavy lift maltese. L'equipaggio si è ritirato nella cittadella della nave, una "panic room" a prova di assedio, e con l'arrivo dei militari l'attacco è stato sventato.

In Malesia, dieci marittimi sono stati rapiti da due pescherecci al largo del Sabah orientale. Nove sono stati rilasciati e uno è ancora sotto sequestro. Nove navi mercantili sono state colpite da proiettili, di cui otto al largo delle coste della Nigeria, principale produttore di petrolio dell'Africa e con un mercato nero che si finanzia e si rifornisce di greggio anche attraverso gli attacchi pirata. In Africa occidentale, mediamente, gli attacchi si sono verificati a 65 miglia nautiche dalla costa.

In Indonesia la situazione è maggiormente sotto controllo, grazie anche alla collaborazione tra marina indonesiana e PRC dell'IMB. Ci sono stati 11 incidenti, un numero molto basso.

C'è stato il primo attacco pirata in Ecuador, da quando esiste l'osservatorio dell'IMB, una sparatoria senza gravi conseguenze, sul fiume Guayas, poco lontano da Guayaquil, seconda città più grande del Paese. In altre zone del Sudamerica, come Perù, nel Jose Terminal in Venezuela e a Macapa in Brasile, sono stati registrate rapine a mano armata. Il 2 maggio, a Panama, uno yacht privato a San Ignacio de Tupile è stato sequestrato e un membro adulto della famiglia a bordo è stato ucciso.

«Il rilevamento tempestivo di un'imbarcazione  sospetta in avvicinamento è la chiave per impedire l'abbordaggio, dare il tempo di dare l'allarme e ritirarsi nella cittadella, se necessario», secondo un portavoce dell'IMB.

Tag: pirati