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18 giugno 2021, Aggiornato alle 17,30
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ICS propone un fondo da 5 miliardi per la svolta green dello shipping

Secondo l'International Chamber of Shipping, senza una politica uniforme e mirata tra i Paesi industrializzati si rischia di sprecare fino a 3 mila miliardi di investimenti

(ics-shipping.org)

a cura di Paolo Bosso

Un fondo da 5 miliardi di euro per decarbonizzare lo shipping, da lanciare contro gli sprechi che si stanno facendo negli investimenti ambientali per il settore, che rischia allo stato attuale di spendere fino a tremila miliardi ottenendo scarsi risultati, vanificando inevitabilmente – almeno in parte – la politica ambientalista dei singoli Paesi industrializzati.

L'ultimo rapporto dell'International Chamber of Shipping (Catalysing the Fourth Propulsion Revolution) propone una soluzione di questo tipo per dare allo shipping la svolta verde di cui ha bisogno. Un documento che mette a nudo i punti deboli dello shipping nella politica ambientale e propone qualche soluzione per correggerli. La questione principale che si sottolinea è che le politiche dei governi dei paesi industrializzati – a cui si è aggiunta una crisi sanitaria senza precedenti – rischiano di vanificare gli sforzi che lo shipping sta facendo da anni in ricerca e sviluppo per adattare l'industria marittima agli standard dell'International Maritime Organization, quelli maturati nel 2018 con la Green House Strategy, che prevedono nel 2030 un taglio del 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica, e fino al 70 per cento nel 2050 (comparate alle emissioni del 2008). Succede che l'attività di governo è poco armonizzata con l'attività di impresa, creando una situazione che si sviluppa con estrema lentezza: la ricerca non sa dove spingere non avendo imput chiari dalle politiche delle nazioni, le quali non hanno a loro volta ben chiaro su quale tecnologia verde è più conventiene puntare sul fronte del trasporto.

Da qui la proposta di investire altri 5 miliardi nel settore, per avviare un processo di innovazione che così com'è rischia di bloccarsi, o di avere uno scarso impatto sulle politiche ambientali degli Stati nazionali, sulla comunità finanziaria e sul settore marittimo. 

Per il segretario generale dell'ICS, Guy Platten, «la realtà è che le aziende hanno bisogno di un fondo centralizzato che possa catalizzare un'intensa iniezione di investimenti in ricerca e sviluppo per potenziare i progetti. Senza di essa non otterremo uno shipping a emissioni zero». Un fondo di questo tipo «porterà all'introduzione di navi a emissioni zero nel settore marittimo entro il 2030. Esortiamo pertanto l'IMO a sostenere la proposta».

Per la Camera di commercio internazionale dello shipping i carburanti alternativi a quelli fossili sono tre: l'ammonica, l'idrogeno e le batterie elettriche (in un prossimo servizio li analizziamo nel dettaglio). Tre propulsori, tre alimentatori ausiliari, tre strumenti per abbattere le emissioni inquinanti dei mercantili che circolano nel mondo, circa 70 mila, battenti per lo più bandiera di Indonesia, Panama, Giappone, Cina, Stati Uniti, Singapore. Il problema è che questi tre combustibili non sono facilmente reperibili, non sono stoccati in gran quantità e manca del tutto una loro distribuzione su larga scala. In altre parole, sono combustibili appena sperimentati sulle navi. La strada per vederli usati come standard è ancora molto lunga, e richiederà per vederlo realizzato risorse economiche enormi. «Sebbene esistano diversi promettenti combustibili e tecnologie a zero emissioni di anidride carbonica – sottolinea l'ICS - le riduzioni delle emissioni richieste dalla comunità internazionale e dall'industria richiedono un'enorme quantità di risorse in ricerca e sviluppo prima che possano diventare praticabili». Lo shipping della camera di commercio internazionale battezza questo fenomeno "iceberg finanziario", che accade quando la pressione regolatoria ad adattarsi ai nuovi limiti sulle emissioni va più veloce della capacità della catena di approvvigionamento di tenere il passo.

Secondo Platten, «la portata della sfida finanziaria è grande quanto la sfida tecnica. Abbiamo bisogno di certezza e azione per evitare l'imminente iceberg finanziario mentre stabiliamo la rotta per un futuro a zero emissioni di carbonio».

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Tag: ambiente - imo