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13 agosto 2020, Aggiornato alle 19,36
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Politiche marittime

I porti chiudono ai migranti e alle ONG

Con un decreto interministeriale, gli scali italiani non sono più il "place of safety" della Convenzione di Amburgo, fino alla fine dell'emergenza


Con un decreto interministeriale il governo italiano ha chiuso le ONG ai porti italiani, per l'intera durata dell'emergenza sanitaria nazionale dovuta all'epidemia di Coronavirus. Firmato dalla ministra dei Trasporti, Paola dei Micheli, dal ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio, dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorghese, e dal ministro della Salute, Roberto Speranza, il decreto stabilisce la sospensione per tutti gli scali italiani, per tutta la durata dell'emergenza, dello status di "luogo sicuro" nei termini della Convenzione di Amburgo del 1979, alla base della politica europea sui salvataggi in mare.

«È un decreto ispirato ai principi di tutela della salute dei passeggeri e di eguaglianza di trattamento dei cittadini italiani ai quali le attuali ordinanze hanno impedito anche lo spostamento da un comune all'altro e dettato norme stringenti per il rientro dai paesi esteri», si legge in una nota del ministero dei Trasporti.

Da oggi e fino alla fine dell'emergenza, quindi, i porti sono chiusi di fatto allo sbarco dei migranti, come recita l'unico articolo del decreto (l'altro dispone l'entrata in vigore) che stabilische che i porti italiani attualmente «non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety ("luogo sicuro"), per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell'area SAR».

Alla base delle ragioni della misura, il decreto spiega che la situazione sanitaria delle regioni non permette di «assicurare sul territorio italiano la disponibilità di luoghi sicuri», col rischio di aggravare ulteriormente la pressione a cui è sottoposto il sistema sanitario, molto impegnato a gestire i pazienti affetti da Coronavirus.

Il decreto coincide con il caso della nave Alan Kurdi, l'ultima nave ONG (battente bandiera tedesca) con a bordo 150 migranti soccorsi in naugragio in mare tra l'Italia e la Libia, e ora in attesa che le venga indicato un porto di sbarco. Diversi giornalisti e membri delle organizzazioni non governative hanno detto che la tempestività del governo italiano nel varare il decreto, a un giorno dalla richiesta di soccorso di Alan Kurdi e a un mese dallo scoppio dell'emergenza, serva sostanzialmente solo a impedire alle navi cariche di migranti delle ONG di attraccare, senza che la decisione sia legata a una reale esigenza di sicurezza interna. Il ministero dei Trasporti ha detto di aver chiesto al governo tedesco «in qualità di stato di bandiera, di assumere la responsabilità di ogni attività in mare, compreso il porto di sbarco, della Alan Kurdi che in questo momento, oltretutto, non è ancora entrata in acque territoriali italiane. Nella certezza che la Germania manterrà gli impegni assunti, l'esecutivo italiano è pronto a collaborare e il Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministero della Salute, ad intervenire se necessario anche con l'utilizzo di mezzi propri, secondo i principi di solidarietà e fraternità con cui da sempre il Paese ha affrontato queste emergenze».