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13 agosto 2022, Aggiornato alle 15,15
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Infrastrutture

Genova, la diga costa di più. Le cordate rifiutano la gara

Fincantieri, Webuild, Fincosit e Sidra, da una parte, e Gavio e Caltagirone non possono partecipare a queste condizioni. I costi di costruzione, risalenti al 2018, vanno aggiornati

L'attuale diga foranea del porto di Genova

Andata deserta la gara per la realizzazione della nuova diga foranea di Genova, un'opera marittima complessa e molto costosa, quantificata in circa 1,3 miliardi di euro, cifra destinata ad aumentare perché stabilita prima dell'aumento del costo delle materie prime e dell'energia. Dopo la rinuncia di ieri della cordata Fincantieri, Webuild, Fincosit e Sidra, oggi a Palazzo San Giorgio è arrivata anche la risposta negativa della seconda cordata che avrebbe dovuto partecipare, la Eteria formata da Gavio, Caltagirone, RCM e Acciona. Come ha deciso l'autorità portuale, ora si procederà con una procedura negoziale tra le parti.

L'Autorità di sistema portuale della Liguria Occidentale, infatti, comunica in una nota che «intende proseguire sin da ora, ai sensi dell'art. 63 del Codice dei Contratti [quello che riguarda la procedura negoziale senza gara], nell'iter di affidamento con i soggetti interessati. A tal fine, è in fase di approfondimento una prima ipotesi che prevede di anticipare, già in corso di affidamento, anche l'eventualità, a parità di prestazioni funzionali ed economiche, di una rimodulazione del molo foraneo secondo le indicazioni contenute nella determinazione motivata n. 1/22 del Comitato Speciale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e rimesse alla fase di progettazione definitiva. In parallelo, è in corso di valutazione la possibilità di accedere, in via prioritaria, all'apposito Fondo Ministeriale ovvero ad altre fonti di finanziamento proprie o dello Stato, per il reperimento delle risorse necessarie a garantire la copertura finanziaria per l'incremento dei prezzi dei materiali».

Stando a quanto comunica l'autorità portuale di Genova, alla base del rifiuto delle due cordate ci sono i bassi costi di costruzione stimati (questa gara è per un primo appalto di 929 milioni di euro). Mesi di guerra in Ucraina e di sanzioni internazionali per la Russia hanno determinato l'inflazione e un rialzo delle tariffe dell'energia, fattori che inevitabilmente si ripercuotono, in questo caso, sui costi delle materie prime. 

Che i costi di costruzione per questa gara fossero da aggiornare (gli 1,3 miliardi complessivi quantificati risalgono alla fine del 2018) lo denunciava a inizio giugno l'Associazione costruttori edili, l'Ance, che scrivendo al presidente dell'Autorità di sistema portuale della Liguria Occidentale, Paolo Emilio Signorini, lamentava un importo base di gara sottostimato, anche relativo in realtà alla complessità e vastità di un'opera infrastrutturale da realizzare in mare aperto.

Allo stato attuale, si fa incerto anche l'avvio previsto per l'inizio dei cantieri, l'inizio del 2023, ma dovendo rifare la gara, o in ogni caso la procedura di affidamento dell'appalto principale – dopo l'approvazione del progetto di fattibilità tecnico economica a inizio anno – i tempi saranno destinati ad allungarsi. Il lavoro di progettazione finale, fra dibattito pubblico e fattibilità tecnico-economica, tra l'altro, è stato veloce, avendo richiesto circa nove mesi.

L'opera
Il progetto prevede la separazione del traffico merci da quello crociere con l'apertura a Levante. Si prevede lo spostamento dell'attuale diga foranea, diventata troppo "stretta", visto che risale agli inizi del secolo scorso, quando le navi che entravano nei porti erano più piccole. I lavori prevedono quindi l'allargamento del bacino di ingresso. L'avanzamento a mare è di circa mezzo chilometro, per una lunghezza di poco meno di 5 chilometri su fondali medi di 40 metri. Fatta l'opera, potranno entrare navi portacontainer fino a 22 mila TEU.

Tag: genova