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21 giugno 2024, Aggiornato alle 16,03
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Politiche marittime

Federagenti denuncia: porti italiani fuori da 44 progetti verdi

Nella lista dei 20 corridoi internazionali stilata dal Global Maritime Forum solo uno transita nel Mediterraneo

(Jason Boldero/Flickr)

Su 44 progetti di creazione di corridoi o aree di shipping decarbonizzato (cioè di determinazione di filiere tra i vari soggetti interessati a partire da porti, armatori, terminal, amministrazioni pubbliche, produttori di carburante, ricevitori del carico, operatori logistici) non figura un singolo porto italiano. Lo denuncia Federagenti, l'associazione degli agenti marittimi, rifacendosi a un documento del Global Maritime Forum.

In particolare nella lista dei 20 corridoi internazionali solo uno transita nel Mediterraneo, sfiorando le coste italiane ma solo per collegare la Cina con i porti del northern range via Suez, stretto di Sicilia e Gibilterra. Non solo. Di tutti gli Stati europei, quello più penalizzato è l'Italia che non si affaccia sull'Oceano, ma che vanta – e forse sarebbe il caso di farlo notare - il secondo valore più alto di merce transitante in Europa via mare.

«Non si tratta di documenti segretati che dovrebbero far sobbalzare i decisori pubblici – sottolinea il presidente di Federagenti, Alessandro Santi – ma è tutto scritto nero su bianco sul documento pubblicato dall'organizzazione mondiale Global Maritime Forum ed in particolare dalla sua diretta emanazione la Getting to Zero Coalition che raggruppa 171 soggetti pubblici e privati interessati alla decarbonizzazione dello shipping, sul tema dei green shipping corridor. Considerando la complessità per lo shipping di sostituire i carburanti fossili facilmente distribuibili e stoccabili a prezzi contenuti in tutte le aree mondiali interessate dallo shipping, la strategia messa in campo dalla coalizione Getting to Zero ha appunto lo scopo di rendere sostenibile la transizione senza interrompere le supply chain: sono stati definiti 14 corridori mono fuel (metanolo e ammoniaca per primi) e 8 multi fuel. L'Italia non può essere assente da questo dibattito e se pensa di continuare ad avere un ruolo deve recuperare il terreno perso e difendere i propri porti e la propria indipendenza economica e strategica».

«Se è vero - conclude Santi - che prevenire è meglio che curare, o che gestire un cambiamento è preferibile a subirlo passivamente, allora crediamo che Federagenti debba continuare nella sua azione di denuncia e stimolo. Con l'obiettivo di scongiurare il rischio di subire conseguenze indesiderate, senza aver tentato di evitarle in tempo utile, attraverso dialogo e azioni incisive nei momenti e modi appropriati. Si pensi ai temi delle concessioni o dell'Emission Trading System, per citarne alcuni recenti».

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