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18 maggio 2022, Aggiornato alle 11,37
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Politiche marittime

Energia e materie prime, Federagenti: "Porti strategici"

Dopo l'armamento, anche gli agenti marittimi sottolineano come la diversificazione e l'autonomia passano per il rifornimento via mare

(Alan Jamieson/Flickr)

Diversificare da più regioni del mondo l'importazione di energia dall'estero, oltre che aumentarne la produzione interna, è diventata una necessità da quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Seguendo il ragionamento fatto negli ultimi giorni dall'armamento italiano, anche gli agenti marittimi sposano la linea strategica delle navi e dei porti, fonte di approvvigionamento per la stragrande maggioranza delle merci movimentate in Italia. «Rafforzando i nostri porti e non delegando ad altri il controllo e la regia della filiera logistica e dell'interscambio via mare, ci potremmo garantire la diversificazione e il controllo sugli scambi commerciali vitali che per il 90 per cento viaggiano via mare», afferma il presidente di Federagenti, Alessandro Santi.

«Forse per la prima volta le eco della guerra in Ucraina stanno facendo scoprire all'Italia la sua dipendenza da fonti estere non solo per energia ma anche per le materie prime e gli approvvigionamenti agro-alimentari», continua Santi. Un'autonomia energetica, semmai fosse possibile, richiedebbe decenni per concretizzarsi, così come un aumento delle fonti di acquisizione delle materie prime. Per questo, ciò che bisognerebbe fare nell'immediato, secondo Federagenti, è un rafforzamento dei porti e della rete logistica, «che sono le chiavi per attuare questa diversificazione».

Secondo Santi i porti e il mare «sono la Cenerentola di un PNRR che traguarda giustamente massimi sistemi in termini di sostenibilità ma che deve essere riportato immediatamente ai pilastri strategici e alle emergenze che il sistema Italia si trova ad affrontare. Forse ciò che sta accadendo in Ucraina – conclude Santi – dove il primo obiettivo dell'invasione russa è proprio il controllo dei porti, chiave strategica per l'interscambio del Paese, dovrebbe suonare da monito e al tempo stesso da insegnamento per le aziende nazionali: affrontare con fondamentali solidi e strumenti opportuni la nuova sfida che le porterà da ‘spettatrici' della loro logistica a basso rischio, perché tradizionalmente accorciata, ad ‘attrici' con un allungamento del controllo della filiera per garantirsi la minor vulnerabilità e assicurare, conseguentemente, la minor dipendenza strategica per il paese". "E questo è il momento per concentrare risorse nello sviluppo dei porti, per liberarne le potenzialità intrinseche e per fare crescere filiere logistiche che abbiano come obiettivo e regia l'Italia rispetto alla cui importanza il Sistema Paese ha finora dimostrato scarsa attenzione».

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Tag: economia