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27 novembre 2021, Aggiornato alle 09,59
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Politiche marittime

Dopo la COP26, tocca all'International Maritime Organization

A breve il Comitato per la protezione dell'ambiente si riunirà per prendere decisioni importanti sulle emissioni dello shipping per i prossimi decenni. Gli armatori si aspettano un fondo autofinanziato da 5 miliardi di dollari

(Stephen and Helen Jones/Flickr)

Una settimana dopo la Cop26 di Glasgow, 175 Stati si incontreranno questa settimana a Londra, presso l'Organizzazione marittima internazionale (IMO), per allineare gli accordi presi dall'Onu sulle politiche ambientali dei prossimi decenni alla legislazione internazionale per lo shipping, il cui regolatore è l'IMO.

Una riunione importante, quindi, per il Comitato per la protezione dell'ambiente marino (MEPC) dell'IMO, simile a quella del 2015, ai tempi della COP21 e dei precedenti accordi ambientali. A detta degli esperti e soprattutto degli armatori, l'efficacia della riunione si giocherà sull'approvazione o meno del fondo da cinque miliardi di dollari, battezzato IMO Maritime Research Fund, che l'International Chamber of Shipping (ICS) chiede dal 2019. 

È un fondo di ricerca e sviluppo pagato interamente dalle compagnie marittime. Gli armatori propongono un finanziamento tramite un tributo di due dollari per tonnellata di carburante consumato dalle navi mercantili che trasportano merci. Senza alcun costo per i governi e i contribuenti, quindi, i soldi verrebbero utilizzati per accelerare lo sviluppo tecnologico necessario  alle navi mercantili per poter navigare con combustibili a zero emissioni o a basso tenore di gas serra. Se approvato, ICS si aspetta che il fondo sia disponibile entro il 2023, così da riuscire a costruire per il 2030 una prima parte delle navi ed essere poi pronti nel 2050.

Quello che si teme è che alcuni governi possano essere contrari al fondo, un po' per le ragioni legate alle resistenze dei Paesi in via sviluppo nella COP26, che per svilupparsi e crescere chiedono di consumare l'energia allo stesso modo di come hanno fatto in passato i Paesi industrializzati di oggi. In altre parole, resistenze provenienti da interessi nazionali.

L'IMO Maritime Research Fund ha bisogno dell'approvazione della maggior parte dei governi partecipanti al MEPC. Per il segretario generale dell'ICS, Guy Platten, è «la prima cartina di tornasole sugli impegni dei governi della COP26 sulla decarbonizzazione. Alla COP 26, i governi hanno annunciato molti piani ma dobbiamo assicurarci di disporre delle tecnologie a zero emissioni di carbonio necessarie per realizzarlo effettivamente».

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Tag: imo - ambiente