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18 settembre 2018, Aggiornato alle 16,23
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Dalla Norvegia la prima nave senza equipaggio

Yara e Kongsberg stanno costruendo un'unità container elettrica totalmente automatizzata, per trasportare fertilizzanti tra i fiordi nordeuropei


Una nave elettrica di piccole dimensioni per trasportare container tra i fiordi norvegesi, senza neanche una persona a bordo. La società di fertilizzanti agricoli Yara International e quella di automazione militare e civile Kongsberg Gruppen stanno realizzando la prima - piccola - portacontainer totalmente autonoma che nel giro di tre anni viaggerà su un'autostrada del mare producendo livelli di emissioni molto bassi. Trasporterà fino a un massimo di 150 container e costerà circa il triplo (25 milioni di dollari) di quanto vale una nave di queste dimensioni ma, senza neanche una persona a bordo, abbatterà i costi di gestione fino al 90 per cento, secondo i progettisti. Dovrebbe togliere dalla strada fino a 40 mila mezzi pesanti.

Non è una rivoluzione del trasporto mondiale ma rappresenta una sperimentazione importante per il futuro del trasporto a corto raggio di beni, in aree come quelle relativamente calme dei fiordi norvegesi, queste ultime soggette a severe norme sulle emissioni di zolfo che si faranno ancora più stringenti a partire dal 2020

Yara Birkeland - questo il suo nome (consegna alla fine del 2018)-, è lunga 70 metri e larga 15 ed è alimentata da potenti batterie elettriche. I suoi occhi saranno gps, radar, camera e sensori di prossimità, ma non navigherà subito da sola. In una prima fase ci sarà un equipaggio a bordo senza un ponte di comando a disposizione, che risiederà in uno degli slot dei container. In questo primo periodo, che dovrebbe durare circa un anno, verranno testati i sistemi di controllo. Nel corso del 2019 l'equipaggio di controllo si sposterà a terra. «Sarà come guidare un drone da un centro di comando», spiega Geir Haoy, amministratore delegato di Kongsberg. Infine, i progettisti calcolano che per il 2020 la nave potrà essere monitorata a distanza e navigare in piena autonomia.

Yara Birkeland trasporterà fertilizzanti tra i porti di Heroya, Brevik e Larvik, coprendo, a seconda degli approdi, tra le 25 e le 40 miglia nautiche. Le ambizioni, a detta di Petter Ostbo, capo produzione di Yara e alla guida del progetto, sono più alte. «Forse potremmo trasportare i nostri fertilizzanti dall'Olanda al Brasile», afferma. Ambizione audace, considerando che un'avaria in mezzo all'oceano richiederebbe un intervento molto costoso. «Non c'è una questione tecnologica in gioco, perché la tecnologia c'è già, ma una fattore economico», afferma al Wall Street Journal Lars Jensen, amministratore delegato di SeaIntelligence Consulting (Copenaghen). «Le navi automatizzate - spiega - sono costose da avviare e devono essere molto robuste, se si rompono il costo per inviare una squadra di riparazione in mezzo all'oceano sarebbe davvero alto». 

Kongsberg non è sola in questo progetto. La multinazionale Rolls-Royce Holding sta lavorando a una commessa simile per un rimorchiatore e un traghetto da ultimare nel 2020.

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