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28 marzo 2020, Aggiornato alle 10,53
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Cold ironing, il sistema per i porti "verdi" è ancora in alto mare

Civitavecchia, Venezia e La Spezia si stanno attrezzando in partnership con Enel ma i costi restano ancora alti. Secondo l'Ap di Civitavecchia senza incentivi il combustibile conviene di più. Una buona politica per promuovere il sistema: standard universali sui parametri elettrici di bordo e incentivi statali


Qual è il punto della situazione in Italia riguardo il "cold ironing", il sistema di elettrificazione delle banchine? Chi credeva che alcuni porti italiani stessero per avviare nell'immediato questo sistema resterà deluso. A quanto pare i costi restano ancora alti e le autorità portuali non sono disposte ad investire da sole.
Ma prima di esaminare nel dettaglio quali porti si stanno attrezzando con questo sistema è opportuno approfondirne il funzionamento. Il cold ironing (o Amp - Alternative Maritime Power) è un processo con il quale si distribuisce energia elettrica ad una nave attraccata in banchina permettendogli di arrestare tutti i suoi sistemi interni che distribuiscono energia. E' possibile così usufruire di tutti i servizi della nave, dalle operazioni di emergenza alla preparazione del pranzo per l'equipaggio, evitando di utilizzare il bunker dell'unità. Attualmente le navi attraccate usano in queste situazioni del carburante molto inquinante. Con un chilo di combustibile di tipo "bunker" l'emissione è pari a 3,1 chili di anidride carbonica, mentre per ogni kilowatt-ora (kWh) di elettricità si consuma l'equivalente di 200 grammi di bunker. Tenendo conto di questi dati l'Imo (International Maritime Organization) ha stabilito che il livello di zolfo nei combustibili delle navi deve passare dall'attuale 4,5% allo 0,5% entro il 2020. 
Nella corsa dei porti italiani a trasformarsi in scali "verdi", Civitavecchia è stata la prima a prendere iniziativa con un accordo tra l'Autorità Portuale e l'Enel nel marzo del 2008, seguita dai porti di Venezia e La Spezia che hanno siglato, nei giorni scorsi, intese simili con il gruppo energetico.
«Il porto di Civitavecchia – spiega il presidente dell'Autorità Portuale Fabio Ciani - ha presentato il progetto di elettrificazione delle banchine per le crociere sia ai ministeri competenti che alla Commissione Europea ed abbiamo ricevuto unanimi consensi. Stiamo lavorando per risolvere le due questioni determinanti per poter avviare i lavori: il reperimento dei circa 12 milioni di euro necessari e la definizione di incentivi per gli armatori per l'utilizzo dell'energia elettrica per le navi in sosta nei porti».
«In questo momento - continua Ciani - il costo del petrolio, ridotto rispetto ai picchi degli anni scorsi, non rende conveniente spegnere i motori, a meno che non si applichino tariffe incentivanti per chi utilizza il cold ironing. Oggi partono Venezia e La Spezia, ma abbiamo ricevuto richieste di partnership anche da Barcellona, Marsiglia, Valencia ed altri porti del Mediterraneo». 
Il progetto di un porto verde a Civitavecchia non si ferma all'elettrificazione delle banchine. «Il nostro protocollo d'intesa con Enel – spiega Ciani - oltre al progetto di elettrificazione delle banchine prevede anche l'utilizzo di energie rinnovabili per il soddisfacimento del fabbisogno energetico delle strutture portuali di terra. Il fotovoltaico è già una realtà, ora abbiamo aperto un altro fronte del tutto innovativo su cui stiamo lavorando: la produzione di energia dal moto ondoso».
Il problema principale per applicare il cold ironing su tutti i porti risiede nella compatibilità dei parametri elettrici tra banchine e unità navali. Alcune navi utilizzano 220 volts a 50 Hz, altre 110 volts a 60 Hz. Uno standard internazionale sarebbe un grosso passo avanti ed è su questo che l'Imo e gli altri organismi internazionali dovrebbero lavorare. Ma anche il governo italiano deve fare la sua parte con incentivi mirati che spingano le autorità portuali a investire per creare le strutture adeguate.
Paolo Bosso