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Porto di Napoli
24 settembre 2018, Aggiornato alle 17,23
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Politiche marittime

Caronte & Tourist realizzerà dieci navi a gas

200 milioni di investimento per dieci anni di commesse. Ma in Italia mancano ancora le stazioni di servizio e una normativa organica


200 milioni di euro per realizzare dieci traghetti a gas. Li farà costruire Caronte & Tourist: praticamente uno all'anno per un programma della durata di dieci. L'annuncio viene dall'armatore messinese, Lorenzo Matacena, nel corso del convegno "Navi, passeggeri e ambiente" tenutosi alla stazione marittima di Genova.

Con quest'ultimo investimento da parte di una compagnia marittima italiana prosegue la spinta dello shipping nostrano all'utilizzo del gas naturale liquefatto come combustibile marino, soprattutto da parte del cabotaggio. Una fase storica, iniziata nel 2014 con il varo, a Castellammare di Stabia, del primo traghetto a gas realizzato in Italia. «Una scelta inevitabile per tutti gli armatori, che comunque solitamente sono sempre un passo avanti rispetto alla normativa, anticipando standard che poi diventano obbligatori», commenta Andrea Cogliolo, manager di Rina Services. Perché se non mancano gli investimenti degli armatori – Grimaldi ha speso 100 milioni per installare scrubber sulle 20 navi della flotta Finnlines, che navigano nel Mar Baltico, soggetto a restrizioni molto rigorose sulle emissioni di zolfo – dall'altro sono assenti i porti di approvvigionamento, non solo in Italia ma in tutto il Mediterraneo. «Mancano totalmente l'infrastruttura così come sono ancora carenti le norme in materia di bunkeraggio di gnl», prosegue Matacena. «Il nostro traghetto ibrido in costruzione nel cantiere turco Sefine verrà consegnato entro la fine del 2018, ma per il primo anno e mezzo dovrà essere alimentato con marine diesel perché nessuna struttura per il rifornimento di gas sarà attiva entro quella data nel nostro paese».

Nel Mediterraneo i punti di "ricarica" potrebbero trovarsi in ogni porto che nei prossimi anni riuscirà a realizzare una stazione di servizio. «Il futuro viaggia con l'incognita sulla variabile prezzo del petrolio. Per Napoli pensiamo ad un impianto piccolo da realizzarsi a Levante del porto. Alla fine di quest'anno avanzerò richiesta di manifestazione d'interesse per la realizzazione di un deposito costiero che garantisca alle navi il rifornimento quando faranno scalo», ha annunciato un mese fa Pietro Spirito, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno centrale (Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia). Un altro punto d'approdo per le navi che hanno bisogno di fare il pieno di gas potrebbe essere la Spagna: «Il gruppo Carnival ha stretto un accordo con Shell – spiega Beniamino Maltese, chief financial officer di Costa Crociere – che investirà centinaia di milioni per creare un'infrastruttura destinata al bunkeraggio di gnl. Siamo convinti di poter operare senza problemi a partire dal 2018, utilizzando Barcellona come centro di rifornimento nel Mediterraneo».

Infine, l'incertezza normativa. Secondo Luigi Merlo, direttore rapporti istituzionali per l'Italia di Msc Crociere, «l'incertezza normativa e l'attuale carenza di strutture dedicate potrebbero creare dei problemi». Per Merlo in Italia «ci sono fin troppi progetti sulla carta ma manca ancora una regia nazionale che stabilisca delle linee guida in questo settore».