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Porto di Napoli
21 ottobre 2018, Aggiornato alle 12,07
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Aponte: "Inflazione pericolosa. Vorrei un'Europa a 5"

In una delle sue rare apparizioni pubbliche, al Forum Confcommercio di Cernobbio il fondatore di MSC ha parlato di geopolitica americana ed europea, passando per Gioia Tauro

Gianluigi Aponte

L'Unione europea, per costituirsi come entità politica e negoziare con le superpotenze, dovrebbe diventare un'unione di 5, 6 nazioni, «non di più, con 27 è impossibile». La Cina, «arrogante» come qualunque superpotenza, ha un progetto ideologico più che infrastrutturale, cioè la Via della seta. La guerra commerciale tra Cina e USA potrebbe portare a un'ulteriore sovracapacità. L'inflazione è anche legata alla crescita del prezzo del petrolio: pure qui un'Europa con le spalle forti dovrebbe perlomeno far sentire la sua voce. E invece niente.

Infine Gioia Tauro: se non si investe la colpa non è sua ma dell'altro socio al 50 per cento del Medcenter Container Terminal, Contship-Eurokai che «non vuole investire un euro in Italia, per cui ci troviamo in un impasse. Abbiamo provato a sollecitare l'autorità portuale ma non troviamo nessuno che prenda le redini della situazione ed intervenga. Contship deve investire a Gioia Tauro».

Quando Gianluigi Aponte parla bisogna prendere appunti. In primo luogo perché è raro che il fondatore della seconda compagnia container del mondo, Mediterranean Shipping Company (MSC), dica qualcosa in pubblico. In secondo luogo perché, pur sorvolando sugli argomenti senza approfondire e limitandosi a esternare senza confrontarsi (complice il contesto, la scelta dei tempi, i giornalisti), riesce sempre a esprimere un'opinione netta, discutibile o no ma perlomeno chiara.

L'occasione è stata il palco di Cernobbio, dove lunedì si è tenuto il IV Forum di Confcommercio. Leggiamo cos'ha detto Aponte.

Europa
«È difficile fare un'Europa a 27. Dovremmo riunire quei 5, 6 paesi con lo stesso standard economico e gli stessi valori e poi eventualmente allargare questa federazione a chi è all'altezza», secondo Aponte. «Abbiamo bisogno di un'Europa politicamente molto più forte, che sia capace di dialogare alla pari con l'America. In questo momento c'è un disordine totale, non esiste una forza politica continentale. Come continente, abbiamo un GDP doppio di quello americano, eppure di fronte a Cina e USA non abbiamo alcun peso politico».

Inflazione
Petrolio: «Siamo partiti con 40 dollari a barile, e oggi l'oro nero vale più del doppio, temo ci sarà un effetto inflazione gravissimo, persino Trump si preoccupa del petrolio. Se gli Stati Uniti rialzeranno i tassi di interesse per rafforzare il dollaro si indebolirà l'euro e costerà di più l'energia. Anche noi dovremo alzare la voce, invece tutti stiamo zitti, nessun politico ne parla, ma è molto pericoloso se continuiamo a lasciare fare gli altri. Il petrolio scarseggia, i prezzi possono crescere all'infinito se non li fermiamo in tempo; il cartello industriale è illegale in ogni settore, ma nessuno denuncia l'OPEC per questo. Con la scarsa produzione e la crisi economica il petrolio è stato basso. Ora c'è tantissimo shale oil sul mercato, solo gli USA ne producono 11 milioni di barili al giorno, ma esiste una sola pipeline che lo trasporti nel Golfo del Messico presso i porti per l'export, per cui ci sarà sempre scarsezza di petrolio nel mondo».

Via della seta cinese
«La Via della Seta è più ideologica che pratica. Non ci farà né caldo né freddo. Magari servirà, ma sarà molto secondaria». Non è chiaro quale sia il senso di questa esternazione, forse Aponte si riferisce alla concreta possibilità per gli operatori portuali italiani di beneficiare degli investimenti cinesi che sono infatti diretti in Africa e nella cintura eurasiatica. Non si sa però cosa pensi degli effetti indiretti che la crescita infrastrutturale dei paesi africani e mediorentali - grazie agli investimenti cinesi - avrà sull'Italia.

Guerre commerciali: Iran-USA
«Dalla transpacifica c'è il rischio che molto tonnellaggio si sposti sull'Atlantico». «Noi di Msc abbiamo chiuso tutto. Eravamo di fronte ad una scelta imposta dall'America: o noi o Teheran. Non abbiamo avuto dubbi. L'avesse fatto la Russia, non ci avremmo pensato nemmeno». 

Tag: europa