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04 dicembre 2022, Aggiornato alle 10,16
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Politiche marittime

Anche i marittimi vanno formati per le navi a zero emissioni

Dalla COP27 Nazioni unite, armatori e sindacati raccomandano una serie di azioni per renderli capaci di gestire in sicurezza idrogeno, ammoniaca ed elettricità

(ics-shipping.org)

Le Nazioni unite, gli armatori e i sindacati marittimi lanciano dalla COP 27, in corso a Sharm El Sheikh, una serie di raccomandazioni per migliorare le competenze dei marittimi per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto marittimo. Il piano risponde ai risultati di una nuova ricerca di DNV che prevede come fino a 800 mila marittimi (su circa due milioni di lavoratori complessivi) richiederanno una formazione aggiuntiva entro la metà degli anni Trenta.

Sulla base dello studio di DNV, United Nation Global Impact, International Chamber of Shipping e International Transport Workers' Federation raccomandano tre interventi sui marittimi: 

• rafforzare gli standard di formazione globali;
• garantire un approccio prioritario per la salute e la sicurezza;
• istituire consigli consultivi nazionali per le competenze.

Leggi il documento 

Al di là di queste raccomandazioni un po' generiche, tipiche dei documenti redatti dagli organismi internazionali, di cosa si tratta concretamente? Di formare i marittimi del futuro che verranno impiegati su navi che utilizzeranno idrogeno, ammoniaca o elettricità per navigare. Dovranno quindi apprendere, per esempio, nuovi strumenti di controllo dei parametri di bordo, nuove tecniche di ancoraggio, nuovi protocolli di sicurezza per muoversi nella sala macchine, per maneggiare i serbatoi, e apprendere più in generale assetti di navigazione sensibilmente differenti dalle navi tradizionali, dal momento che quelle del futuro dovrebbero essere spinte magari dagli stessi propulsori, le eliche, ma allo stesso tempo erogando energia in modo profondamente diverso dal passato.

Secondo la ricerca questi tre scenari per essere messi in atto avranno bisogno sostanzialmente di un'infrastruttura di formazione. Attualmente lo shipping rappresenta il 3 per cento delle emissioni globali. Per raggiungere gli obiettivi internazionali che fissano il riscaldamento globale a una media inferiore agli 1,5 gradi per il 2050 il trasporto marittimo deve passare dai carburanti convenzionali a quelli a bassissime o a zero emissioni di anidride carbonica.

Non c'è però certezza su quali combustibili utilizzare. C'è un circolo vizioso: manca una filiera di produzione stabile, cosa che non alimenta quella di distribuzione, che a sua volta disincentiva la produzione.

«Tutti e tre gli scenari identificati da DNV richiedono una qualche forma di riqualificazione della forza lavoro. La buona notizia è che i marittimi sono preparati e disposti a far parte di questa transizione. Ma l'equipaggio vuole sapere che i carburanti che stanno gestendo sono davvero sicuri e che noi, come industria, abbiamo stabilito i percorsi di formazione per migliorare le loro competenze», commenta Stephen Cotton, segretario generale della International Transport Workers' Federation (ITF). 

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