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29 febbraio 2024, Aggiornato alle 17,38
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Politiche marittime

Ambiente, concessioni, ferrovie e prepensionamento: l'Agenda di Lavoro 2024 di Uniport

In convegno a Roma con diversi esponenti del governo, l'associazione illustra le istanze più importanti per rilanciare la competitività portuale italiana

Il ministro del Mare, Nello Musumeci

Riforma dell'ordinamento portuale, revisione di canoni di concessione, nuova tassazione Emission Trading System (ETS), riconoscimento di alcuni profili del lavoro portuale tra quelli usuranti. Sono alcuni dei temi e delle proposte inserite nell'"Agenda di lavoro 2024", presentata stamattina a Roma da Uniport, l'associazione del mondo logistico portuale cui aderiscono aziende con oltre 4,500 dipendenti e un fatturato aggregato di circa 1,5 miliardi di euro, nel corso dell'evento dal titolo "Il futuro della portualità italiana – Bilancio di fine anno e nuove sfide".

L'incontro ha messo a confronto il cluster degli operatori con media e istituzioni e ha consentito al presidente, Pasquale Legora de Feo, di fare un bilancio del 2023 con i successi centrati dall'Associazione e le sfide che la attendono nel prossimo anno. Il meeting ha visto gli interventi di diversi membri del governo: Sebastiano Musumeci, ministro del Mare e della Protezione Civile: Orazio Schillaci, ministro della Salute; Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture; Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.

Le proposte avanzate da Uniport sono sei, alcune delle quali già rappresentate negli scorsi mesi all'esecutivo, con il fine di «promuovere una vera strategia di sviluppo del Paese basata sui porti»:

1. Rettificare le regole in tema di ETS nel senso della tutela dei traffici (e dei terminal) dell'Unione europea che svolgono attività di transhipment e della non penalizzazione dei traffici del tipo autostrade del mare. «Senza nuove regole i nostri scali sono destinati a diventare secondari per i traffici mondiali»;
2. Rivedere i parametri di adeguamento dei canoni di concessione demaniali marittimo portuali per adeguarli, anche in ossequio a principi di equità ed omogeneità, a quelli utilizzati per le locazioni commerciali;
3. Promuovere l'integrazione del trasporto marittimo-ferroviario, anche con una rivisitazione delle priorità di investimento del gestore dell'infrastruttura ferroviaria, nonché con misure intese a contenere il costo della manovra ferroviaria in porto (in particolare rispetto ai maggiori scali marittimi nord europei);
4. Congelare l'entrata in vigore del Regolamento per il rilascio delle concessioni, per rivedere le relative linee guida nella direzione di «una maggiore chiarezza, omogeneità delle modalità di applicazione tra porto e porto (talora anche tra porti all'interno della circoscrizione di una singola Autorità di sistema portuale), e una maggiore semplificazione procedurale».
5. In tema di dotazione di porti e terminal di impianti e servizi per l'erogazione di energia elettrica alle navi da terra (cold ironing) è necessario definire modelli di gestione adeguati e coerenti con ruoli e funzioni del terminalista e delle imprese, affinché si possa fornire nei tempi previsti il servizio alle navi, ma senza gravare l'operatore portuale di oneri e responsabilità non sue;
6. Inserire alcuni profili professionali del lavoro portuale nella categoria dei "lavori usuranti".

Legora ha evidenziato alle istituzioni come «i porti sono oggi essenziali per lo sviluppo economico e occupazionale del sistema Italia, per il loro ruolo strategico nell'approvvigionamento di materie e risorse non presenti sul nostro territorio e per le connessioni con i mercati mondiali, oltre a rappresentare la base di una crocieristica che, ante pandemia, totalizzava oltre 11 milioni di passeggeri in transito in partenza. Per garantire un adeguato supporto allo sviluppo del Paese, il nostro settore ha bisogno oggi di una visione sistemica delle politiche portuali, una piena integrazione di questi hub con la rete logistica terrestre, una semplificazione dell'iter per la realizzazione delle opere necessarie a competere sui mercati mondiali e maggiore omogeneità di regole tra le diverse Autorità di Sistema Portuale. Chiediamo infine condizioni idonee a operare in un contesto concorrenziale secondo le regole di mercato, rimuovendo quindi tutti quei vincoli e condizionamenti che lo impediscono».

«Abbiamo bisogno - ha detto Musumeci - di una governance che metta in relazione pubblico e privato, di sicurezza e di superare l'incertezza nelle norme vigenti. La sostenibilità anche nel settore portuale deve tenere sullo stesso piano rispetto dell'ambiente e crescita economica e sociale e questo vale anche per temi come l'elettrificazione delle banchine o i dragaggi. Il mare è oggi tornato al centro dell'agenda di Governo e lo fa mettendo in evidenza la competitività. Sul mare si vince, se siamo in gradi fare sistema».

«Oggi manca capacità di coordinamento anche al fine di essere ‘aggressivi' sul mercato internazionale», ha sottolineato Rixi. «Va recuperata la specialità con la quale erano nate le Autorità portuali nel 1994. Servono regole e strumenti flessibili in base alle dinamiche di mercato, adattabili alle diverse condizioni. Dobbiamo diventare protagonisti, senza subire in modo passivo gli investimenti esteri nei trasporti, per evitare di perdere il controllo sulla catena logistica. Obiettivo è diventare nei prossimi anni il secondo polo logistico europeo. Va poi superata la sindrome NIMBY anche in questo settore e anche in riferimento alla norma sull'ETS è indispensabile andare in Unione Europea con la capacità di proporre modalità di gestione. In Italia, in tema di concessioni, per quel che concerne i canoni, abbiamo approvato una norma che oggi viene diversamente interpretata da alcune Autorità di sistema portuale. Per quel che riguarda la regolamentazione delle concessioni, vanno previste regole che non siano più complesse di quelle dei nostri competitor».

Tag: economia