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20 maggio 2019, Aggiornato alle 15,56
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Accordo Genova-Cina, Confcommercio mette in guardia il governo

L'associazione, insieme a Conftrasporto, scrive a Conte e Toninelli. Secondo loro sarebbe meglio un accordo doganale preliminare, prima di svendere la sovranità


Valutare «con grande attenzione e prudenza l'accordo», «l'Italia sarebbe l'unico Paese di particolare rilevanza a siglare un'intesa, considerato che, sempre di più, l'Unione europea evidenzia il disegno egemonico sotteso a tale progetto». I presidenti di Confcommercio e Conftrasporto, Carlo Sangalli e Fabrizio Palenzona, scrivono al premier Giuseppe Conte e al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, mettendoli in guardia sull'accordo di fine mese che ci sarà tra il porto di Genova e la multinazionale edile cinese China Communications Construction Company (CCCC), che partecipa a una miriade di progetti infrastrutturali sparsi per l'Eurasia e l'Africa sotto l'ombrello della belt and road initiative.

Secondo le due associazioni, prima ancora degli accordi aziendali, la prima cosa da fare sarebbe un accordo doganale con la Cina per il controllo delle merci in partenza, «anche attraverso l'uso della tecnologia Rfid». «Siamo già molto preoccupati – scrivono - per le intese sottoscritte da importanti imprese italiane con industrie cinesi che rischiano di farci perdere know how e competitività. Se poi dovessimo aggiungere la perdita della piena sovranità nazionale sulle infrastrutture strategiche portuali e ferroviarie, rischieremmo di pregiudicare quell'economia del mare che è fondamentale per il nostro Paese». Confcommercio e Conftrasporto richiamano la legge 21 del 2012 e il regolamento europeo sugli investimenti stranieri.

«Si parla – continuano Sangalli e Palenzona - di investimenti a Trieste e Venezia. Addirittura a Genova l'Autorità di Sistema ha annunciato di voler costituire una società mista con il gruppo cinese CCCC per la progettazione e la costruzione di opere, in deroga a tutte le norme vigenti». 

Confcommercio e Conftrasporto portano a esempio l'esperienza di Cosco nel porto di Napoli, società di stato cinese che gestisce il porto del Pireo dal 2016. «Aveva un'importante partecipazione nel terminal Conateco di Napoli, che ha abbandonato alle prime difficoltà, creando una situazione di grave crisi, superata solo grazie al subentro di un altro operatore».