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05 agosto 2020, Aggiornato alle 18,46
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Infrastrutture

A Trieste la cura del ferro funziona

L'arrivo di Msc Paloma è la maturazione di un percorso incentrato sull'ottimizzazione logistica delle ferrovie, senza creare nuove strutture


a cura di Paolo Bosso 
 
La "cura del ferro", lo slogan con il quale il ministro dei Trasporti Graziano Delrio incentra la riforma e il futuro dei porti italiani (all'inizio era una generica "cura dell'acqua" incentrata sui porti), sembra funzionare nel porto di Trieste. Giovedì 15 dicembre lo scalo giuliano segnerà un nuovo record con l'arrivo al molo VII della Msc Paloma, nave da 14mila teu, la più grande mai approdata nel mar Adriatico. 
 
Alla base del record c'è l'attrattività di uno scalo che sposta le merci sempre più con i treni e in modo sempre più razionale, cosa che a sua volta le dà la possibilità di spostarle con più facilità nell'entroterra continentale. È stata infatti eliminata la doppia manovra ferroviaria, quella che trasportava i treni dalla stazione di Campo Marzio all'entrata in porto, permettendo di ridurre del 30 per cento i costi e del 50 per cento i tempi di lavorazione, secondo l'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico Orientale guidata da Zeno D'Agostino. Nel 2015 i semirimorchi sono aumentati del 34,5 per cento e i container del 26,4 per cento. Risultato: in un anno e mezzo i treni sono passati da 4,800 a 7,400 su un'infrastruttura ferroviaria che gode attualmente di progetti finanziati pari a 50 milioni di euro. 
 
Secondo uno studio che Mds Transmodal ha mostrato a novembre nel corso dell'Intermodal Europe di Rotterdam, Trieste si presenta come un porto più attrattivo e vitale dello scalo olandese, al netto delle differenze sostanziali (Trieste movimenta circa un decimo dei container di Rotterdam). In futuro lo scalo giuliano potrebbe spostare un teu di container nell'Europa continentale al costo di 890 euro contro gli attuali 1,270 di Rotterdam. Inoltre, nel 2030 avrà una capacità ferroviaria di 2 milioni di teu (oggi è 1,1 milioni). Uno scalo con un futuro roseo che si trova attualmente al 14posto in Europa per tonnellate movimentate (57 milioni nel 2015, pari a un tasso di crescita di quasi un terzo, il 31,4 per cento).