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16 maggio 2022, Aggiornato alle 17,07
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Politiche marittime

Vertenza Turi Transport, contratto superiore alle richieste dei lavoratori. Tribunale rigetta le istanze

L'azienda di autotrasporto napoletana non ha applicato il CCNL Porti ma ha riservato un trattamento economico migliore per nove dipendenti Si-Cobas. Le violente proteste preoccupano il titolare: "Siamo in mezzo a un turbinio politico sindacale"

La protesta del 27 aprile nel piazzale gestito da Turi Transport, nel terminal Conateco di Napoli

di Paolo Bosso

Ricorso rigettato e incubo finito, per ora. «Anche se i rapporti con i lavoratori sono irrimediabilmente compromessi. E mi aspetto un'intensificazione delle violenze. Sono preoccupato», afferma Giuseppe Turizio, titolare di Turi Transport, storica società di autotrasporto di Napoli alle prese da qualche mese con una vertenza di nove impiegati aderenti al sindacato Si-Cobas (su una forza lavoro di oltre 60 dipendenti) che nelle ultime settimane è diventata qualcos'altro. 

Il 27 aprile scorso l'ultimo picchetto di protesta nel porto, il quinto in un anno e mezzo circa, nell'area del terminal Conateco adibita allo scarico delle merci in uscita, dove Turi Transport opera con una società dedicata. I lavoratori hanno protestato contro, a loro dire, un trattamento contrattuale iniquo della società e per la mancata erogazione della cassa integrazione. Una giornata di forte tensione al principale terminal del porto di Napoli, con mezzi fermati, uscite dei contenitori bloccate e un lavoratore arrampicato sopra una pila di container, a diversi metri di altezza, con la bandiera Cobas piantata e il cuscino pneumatico dei pompieri montato sul suolo. Ci è rimasto per oltre dodici ore, dalle 9 del mattino a mezzanotte circa, mentre durante la giornata si sono susseguiti tafferugli e minacce, anche con spranghe, come testimoniano le immagini delle telecamere a circuito chiuso.

La protesta accade all'indomani di una sentenza del tribunale di Napoli, datata 13 aprile, che dà ragione a Turi Transport. Una causa iniziata nel 2020 con la citazione in giudizio di Turi Transport da parte di nove dipendenti, dove denunciavano un contratto di lavoro non equiparato al trattamento riconosciuto ai lavoratori portuali, ovvero il Contratto collettivo nazionale Porti (il CCNL Porti). Cos'ha stabilito il tribunale di Napoli? In sintesi, si riconosce ai lavoratori la mancata applicazione del CCNL Porti, che la società avrebbe dovuto rispettare, ma in realtà il tipo di impiego di cui godono è economicamente superiore a quello che il contratto di categoria gli avrebbe garantito, ragion per cui la causa è stata vinta dall'azienda. «Il trattamento economico complessivo applicato agli istanti – scrive il giudice - comparato al trattamento economico complessivo spettante in ipotesi di applicazione integrale e corretta del CCNL Porti, nel corretto livello di inquadramento spettante, era complessivamente più favorevole». Ricorso rigettato.

Perché, allora, avanzare richieste economiche in nome di un quadro contrattuale peggiorativo? «Credo che ci siamo nostro malgrado trovati in mezzo a un turbinio politico», afferma Giuseppe Turizio, titolare di Turi Transport. «I lavoratori in questione sono stabilmente inquadrati, non rischiavano affatto di perdere il posto, e protestano contro un trattamento economico superiore a quello di riferimento della categoria. Siamo stati accusati di bloccare l'erogazione della cassa integrazione ordinaria, quando è l'INPS che la eroga, no di certo l'azienda, e l'istituto di previdenza ci ha chiesto un piano di rilancio, cosa su cui stiamo lavorando. La verità è che col paravento del diritto al lavoro la disperazione delle persone è stata strumentalizzata». Per ottenere cosa? «L'ingresso sindacale, in questo caso dei Cobas, nel principale terminal container di Napoli, il Conateco».

Sulla vicenda interviene con una nota dedicata Ciro Russo, segretario regionale di Fai Campania. «È compito dell'associazione – afferma - tutelare le proprie imprese in tutte le sedi opportune ed è quello che FAI federazione autotrasportatori Italiani ha fatto, sia per le richieste avanzate in sede di contezioso giuridico, sia nei numerosi incontri svolti con le rappresentanze dei lavoratori. È da tempo - continua - che affermiamo il diritto di questa impresa ad essere riconosciuta come un serio e sano rappresentante dell'imprenditoria napoletana. Anche nel procedimento di decadenza delle autorizzazioni portuali, avviato su impulso di questa minoranza di lavoratori, siamo riusciti a dimostrare la correttezza della sua condotta e l'assoluta fragilità delle tesi accusatorie di questi lavoratori raggiungendo l'archiviazione del procedimento di decadenza. Da sempre credo nel dialogo con le rappresentanze sindacali, è un'opportunità per le imprese e contribuisce alla crescita e lo sviluppo aziendale, ed è quello che quotidianamente si svolge con i sindacati firmatari del contratto, cioè Cgil, Uil, Cisl e Ugl Mare. Il compito delle rappresentanze sindacali e datoriali – conclude Russo - è quello di intrecciare gli interessi dell'azienda con quelli dei lavoratori, non certo quello di creare contrapposizioni di difficile soluzione costruite su aspettative irrealizzabili. Il mestiere della rappresentanza è quello di favorire la crescita del lavoro e la ricchezza del territorio, non certo quello di scrivere articoli e annunciare proclami su paradossali e dubbie vittorie di Pirro».