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13 giugno 2024, Aggiornato alle 11,01
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Un'unica Spa per gestire tutta la portualità: concluso a Palermo il convegno "Noi, il Mediterraneo"

Lanciata da Pasqualino Monti e da Edoardo Rixi la cura d'urto per la riforma degli scali italiani


Immaginiamo la presenza di un'unica azienda centrale, probabilmente una Spa, che debba rendere conto a un consiglio di amministrazione e non alla burocrazia, che selezioni ed effettui gli investimenti, e che operi sulla base di un Piano industriale. Potrebbe essere questo, in sintesi, il fulcro di una riforma portuale di cui non casualmente si è discusso a Palermo e che il presidente dell'Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, Pasqualino Monti, ha illustrato ieri, in occasione della quinta edizione del convegno "Noi, il Mediterraneo", ha lanciato una formula del tutto innovativa di approccio alle necessità, ormai cogenti, di cambiamento del sistema portuale.

La formula, sulla quale – come evidenziato dall'intervento del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi – sembra convergere il consenso del governo, prevede che le singole Autorità di Sistema portuale restino enti pubblici "economici "sotto pieno controllo pubblico, ma che in grande parte diventino esecutori di indicazioni precise di priorità negli investimenti e nel marketing internazionale che diventeranno compito primario dell'Azienda centrale dei porti. Nel corso del convegno di Palermo si è parlato, quindi, una società per azioni, a controllo pubblico, in grado di attrarre investitori privati su un piano industriale, ma anche capace di sfruttare le occasioni di investimento e consulenza nel mondo.

In quest' ottica – come emerso oggi a Palermo – la Sicilia ha svolto in questi cinque anni, il ruolo di "avamposto" in un Paese che – ha sottolineato Monti – "non ha un problema di carenza di finanza", ma ha un enorme problema, specie nei porti e nelle infrastrutture di trasporti, di "carenze della burocrazia ". Carenze che rendono impossibile lo sfruttamento del più grande asset del sistema Paese, ovvero il demanio marittimo "di cui – ha detto Monti – paradossalmente non si conosce il valore" e che garantiscono, invece, la dispersione di risorse su "porti che sono già chiusi".

"L'Italia può contare su grandi imprenditori dello shipping che tutti ci invidiano, autentici campioni mondiali del settore. Il nostro dovere è quello di coadiuvarli nella direzione degli interessi del Paese". È quanto ha detto a Palermo il viceministro Rixi condividendo con Monti la proposta "di un soggetto centrale che gestisca i cambiamenti e sia in condizione di selezionare gli investimenti, di dare risposte rapide al mercato e di gestire i processi. Un sistema che passi attraverso interventi concreti sulle storture determinate da una  deresponsabilizzazione della burocrazia e dall'incapacità di assumere scelte. Inoltre – ha concluso Rixi - bisogna tornare a retribuite i manager preposti a questi processi secondo una logica di mercato". 

Un porto per l'acciaio italiano
L'industria italiana dell'acciaio, specchio di un sistema industriale nazionale che esporta ogni anno 600 miliardi di prodotti, ha bisogno di un terminal dedicato, preferibilmente nel nord est italiano. E questa ambizione inevitabilmente cozza con la tendenza in atto verso un oligopolio nella gestione dei terminal portuali italiani. Il sasso nello stagno è stato lanciato nel corso del convegno "Noi, il Mediterraneo" dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che ha sostenuto come l'Italia debba scoprire l'asset della leva porti per tutto il sistema industriale italiano, ma anche la sottovalutazione che tutt'oggi ne viene fatta proprio dal mondo industriale e produttivo. Gozzi ha anche sottolineato come l'Italia, nonostante questo quadro di difficoltà oggettive, sia in condizione di diventare campione del mondo nell'acciaio green, ovvero nella produzione siderurgica con l'ausilio di energia elettrica.

Sul tema porti e logistica, il convegno di Palermo ha anche evidenziato un vero e proprio new deal di RFI, il cui presidente Dario Lo Bosco, ha confermato la convinzione circa la realizzabilità nei prossimi anni dei 180 miliardi di infrastrutture ferroviarie gestite per la prima volta (e questa rappresenta la chiave di novità gestionale in grado di assicurare il salto di qualità) da un unico Polo Infrastrutture all'interno del ministero competente.

Sul tema dell'assetto dei porti, Paolo Costa docente di Ca' Foscari, ma con un passato di ministro dei Trasporti, ma anche di presidente della Commissione Trasporti dell'Unione europea, ha focalizzato l'attenzione sulla qualità dell'offerta portuale italiana, offerta che può scaturire solo da una gestione integrata dei porti: in Tirreno quelli che comprendono Savona, Genova, La Spezia e Livorno. E che devono garantire un'offerta congiunta e omogenea in grado di favorire la sosta in Mediterraneo delle grandi navi porta container.