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Porto di Napoli
16 novembre 2018, Aggiornato alle 11,30
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Cultura - Infrastrutture

Una visita al faro di Livorno

Dopo la Lanterna di Genova, Flavio Scopinich ha esplorato e raccontato la trecentesca torre portuale labronica 


di Flavio Scopinich - DL News

 

Cari amici, dopo la visita alla Lanterna di Genova, ho avuto la favorevole opportunità, grazie alla associazione "Amici dei Fari" di potere andare a visitare il Faro di Livorno, un faro che potrebbe definirsi "moderno" con un vestito del "passato". Partito di buon'ora da Genova, la città di Livorno mi accoglie con una bellissima giornata di sole, ed una breve sosta lungo i fossi, dove è possibile ammirare le vecchie mura della "Fortezza Nuova" ed il dedalo di canali che la circondano e la collegano al mare, facendo di Livorno una specie di Venezia della Toscana.

 

Fortezza Nuova cinta dal Fossato
Di fronte alla Fortezza Nuova, si trova la grande piazza ottocentesca della Repubblica, caratterizzata da una statua su di un piedistallo, monumento che ricorda il plebiscito del popolo toscano tenutosi nei giorni 11 e 12 marzo 1859, con il quale la cittadinanza approvò in massa l'annessione della città di Livorno al Regno sabaudo di Vittorio Emanuele II, con ben 336.571 voti favorevoli (Contrari 14.925, Astenuti 4949). Passata la Fortezza Nuova, dopo avere costeggiato prima ed attraversato poi i Cantieri Benetti, (fiore all'occhiello della Cantieristica Livornese), raggiungo il Faro posizionato al termine del molo Mediceo (chiamato da alcuni "Fanale maggiore" o "Fanale dei Pisani"), fanale che sorveglia l'ingresso meridionale del porto di Livorno.

 

Le origini (e relative motivazioni costruttive) del faro livornese, risalgono al periodo calante della storia della repubblica marinara di Pisa; all'epoca in perenne lotta con la repubblica Marinara di Genova, per il predominio del Tirreno, delle colonie poste in Corsica e Sardegna, il controllo di rotte, mercati e piazze d'affari in tutto il Mediterraneo dalla Provenza a Gibilterra fino agli stati crociati in Siria ed in Palestina. Questa lotta culminò il 6 agosto 1284, nei pressi delle secche della Meloria, dove fu combattuta una delle più aspre battaglie navali del Medioevo, conosciuta anche come "Battaglia della Meloria". Questa battaglia navale, vide la flotta Genovese sopravanzare quella Pisana, e causò, a causa delle successive e continue scorribande del figlio dell'Ammiraglio Andrea DORIA, sulle coste pisane, la distruzione del Faro della Meloria che segnalava (ai naviganti che si approcciavano al porto di Livorno), la presenza delle "Secche della Meloria".

 

Passato il periodo buio, la Repubblica di Pisa, decise di costruire nell'abitato di Livorno (in sostituzione di quello della Meloria), un nuovo fanale di dimensioni generose e dall'aspetto imponente, al fine di sottolineare la volontà di ripresa della Repubblica Pisana. La costruzione, iniziata nel 1303 e completata nel 1305 (su di una roccia una volta isolata dalla terraferma), è stata attribuita al valente scultore ed architetto Giovanni Pisano (a cui si deve anche la facciata del duomo di Siena).

 
Con la scomparsa della Repubblica Pisana, la Croce pisana collocata sulla porta d'ingresso venne sostituita con il simbolo fiorentino dei Medici, tutt'oggi visibile su parte delle mura circolari esterne alla base, che costituivano il lazzaretto della città, voluto nel 1584 dal Granduca di Toscana Francesco I de'Medici, a fianco del quale furono ricavati anche alcuni magazzini per le merci importate. Nel tempo, il faro è servito a molte diverse funzioni, durante la seconda guerra mondiale, le truppe germaniche di stanza in Italia, utilizzarono la robusta struttura del faro come deposito munizioni che nel 1944 al momento della ritirata, non potendo portare con se tutti gli esplosivi, per non farli cadere in mano agli alleati, fecero brillare il deposito munizioni causando il crollo e la distruzione del vecchio faro.

 

Negli anni '50, grazie anche all'interessamento di un personaggio politico toscano di prestigio furono trovati i fondi e le giuste vie per mettere in piedi la ricostruzione del faro, utilizzando gran parte del materiale originale. Tutt'oggi, incastonata nel muro si può ammirare una specie di scudo in pietra appartenente alla costruzione originale incastonato in una nicchia ricavata nella parte bassa, nella parte esterna estrema un gruppo di pietre originali testimoniano il contorno del vecchio cilindro di pietra.

        
L'antica torre

Dal punto di vista costruttivo e strutturale, il Fanale Maggiore, è dotato di un telaio interno in cemento armato costituito da anelli concentrici collegati verticalmente fra loro, da piloni a sezione quadra, che sorreggono la cupola e la scala elicoidale che da accesso alla cupola stessa. Giunti sulla sommità della seconda torre, dal terrazzino si gode un panorama impagabile, sia sulla città, che sulle isole prospicenti Livorno. Terminata l'osservazione panoramica; tramite una scala elicoidale in ferro, si raggiunge il piano inferiore della cupola, dove un'altra scala in ferro ci porta dove sono alloggiati i sistemi di rotazione e di illuminazione della parte ottica rotante, tra i quali un antico ed efficiente sistema meccanico di emergenza a contrappeso (o a orologeria). Il contrappeso, durante la discesa, svolgendo un cavetto d'acciaio avvolto su di un tamburo, è in grado di fornire l'energia necessaria per mantenere in rotazione il telaio con le lenti di Fresnel; la velocità di rotazione costante del telaio, è assicurata da un regolatore di WATT che agisce su di un freno.

 

La struttura, è rivestita esternamente da una base tronco-conica che sorregge le due torri merlate di diametro diverso; ambedue le torri sono leggermente rastremate verso l'alto; mentre, il rivestimento esterno, è stato realizzato con la pietra della Verruca proveniente dalla cava di San Giuliano, in modo da utilizzare le stesse pietre che originariamente furono usate nel 1300 per la costruzione del faro originale, che attualmente raggiunge i 52 metri di altezza, con un diametro alla base di 12 metri.

    
Faro con 2 torri cilindriche merlate - Base tronco-conica - Ben visibile la rastrematura dei cilindri. Anticamente, per produrre la luce, l'alimentazione del faro, era basata su fascine di legna che ardevano su specchi concavi che riflettevano la luce sul piano orizzontale, poi successivamente con il progresso, nel 1841 furono installate le lenti di Fresnel, successivamente furono installati dei bruciatori a vapori di petrolio. In epoca recente il petrolio fu rimpiazzato dall'acetilene, un gas caratterizzato da una emissione luminosa molto intensa, fino alla situazione attuale, dove una lampada da 1000 Watt produce una luminosità sufficiente a portare la luce del faro oltre le 25 miglia nautiche che sono il limite del suo orizzonte ottico dovuto ai suoi 55 (m.) di altezza.

 

Al fine di mostrare il funzionamento del faro al completo, uno dei soci fondatori, Renzo, oscurando il sensore luminoso ha messo in moto il sistema automatico di accensione e rotazione, per la gioia dei visitatori. Meccanismo elettrico di rotazione (Lampada 1000 W). Una passeggiata sul terrazzino più alto ha consentito di ammirare da vicino il telaio rotante supporta i vari gruppi delle lenti di Fresnel ed anche l'otturatore metallico che completa la parte oscurata dei 360°.

 

Immagine in alto: Faro di Livorno - Photolabronico