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23 giugno 2021, Aggiornato alle 18,47
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Politiche marittime

Un fondo IMO da 5 miliardi per lo shipping a zero emissioni. Se ne parlerà a giugno

Georgia, Grecia, Giappone, Liberia, Malta, Nigeria, Palau, Singapore e Svizzera propongono all'International Maritime Organization un fondo di ricerca dedicato. Se ne discuterà al prossimo meeting dell'IMO

(Patrick Savalle/Flickr)

a cura di Paolo Bosso

La maggioranza dei governi che controllano una quota importante del tonnellaggio marittimo mondiale ha approvato una proposta, avanzata dall'International Chamber of Shipping a novembre scorso, per creare un fondo da 5 miliardi di dollari per la decarbonizzazione del settore, utile per dispiegare entro i prossimi dieci anni navi a zero emissioni.

Il fondo non è stato ancora creato ma la proposta è stata inoltrata da una rilevante fetta dei Paesi marittimi membri del legislatore ONU del mare, l'International Maritime Organization (IMO). Gli Stati sono Georgia, Grecia, Giappone, Liberia, Malta, Nigeria, Palau, Singapore, Svizzera. Un "IMO Maritime Research Fund" e potrebbe rappresentare una piccola svolta, un moon-shot, ovvero un'iniziativa molto ambiziosa.

Il prossimo appuntamento è a giugno, a Londra, al prossimo committee IMO, per approvare il fondo, eventualmente, a novembre, in coincidenza con la Conferenza dalle Nazioni unite sul clima, il COP 26, che si terrà a Glasgow, in Scozia, dal primo al 12 novembre prossimo.

Il fondo si baserebbe su una tassa di 2 dollari per tonnellata da applicare al bunker marittimo, per arrivare a raggiungere i 5 miliardi entro i prossimi dieci anni. Per maggiori informazioni, cliccare qui. Servirà a sostenere un finanziamento per la ricerca, utile a commissionare lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni di carbonio. Aiuterebbe anche a ridurre le emissioni nei Paesi in via di sviluppo, come le nazioni insulari del Pacifico.

«L'incapacità degli Stati membri delle Nazioni unite di sostenere questa iniziativa potrebbe rallentare in modo significativo i progressi verso la decarbonizzazione delle navi», scrivono in una nota le associazioni internazionali che rappresentano praticamente quasi la totalità dello shipping mondiale: BIMCO, CLIA, IMCA, Intercargo, Interferry, International Chamber of Shipping, Intertanko, IPTA e World Shipping Council. «La decarbonizzazione – continuano - può avvenire solo con un'accelerazione significativa della ricerca e sviluppo, poiché non esistono ancora tecnologie a zero emissioni di carbonio che possano essere applicate su larga scala alle grandi navi oceaniche. Un programma di ricerca e sviluppo ben finanziato, che l'industria ha accettato di finanziare all'interno di un quadro normativo globale, deve iniziare immediatamente sotto la supervisione dell'IMO e delle Nazioni Unite».

Secondo gli studi del settore, lo shipping emette circa il 2 per cento delle emissioni di gas serra globali, rappresentando circa l'80 per cento del trasporto commerciale mondiale.

Tag: ambiente - imo