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15 gennaio 2021, Aggiornato alle 18,05
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Infrastrutture

Un fondo da 12 milioni per smantellare le navi nei porti

Inserito in legge di bilancio, coprirà metà delle spese delle autorità di sistema portuale. I profitti sui pezzi venduti finanziano il fondo, utile anche al naviglio radiato della Marina

Un relitto nel fondale di Cala Goloritze, nella provincia di Nuoro, in Sardegna (Claudio Accheri/Flickr)

Un fondo da 12 milioni di euro per coprire la metà delle spese utili a bandire gare per la rimozione dei relitti delle navi nei porti. È una delle misure introdotte nella legge di bilancio, approvata definitivamente dal Parlamento la settimana scorsa e pubblicata in Gazzetta ufficiale.

«Il fondo ha risorse per 12 milioni di euro, coprirà il 50 per cento delle spese sostenute dalle autorità di sistema portuale, per cui potrà attivare investimenti per 24 milioni su tre anni», spiega Matteo Bianchi, responsabile per l'economia del mare del Partito Democratico e promotore dell'inserimento in bilancio del fondo. Il ricavato della vendita della nave o dei suoi pezzi andrà ad integrare il fondo.

Una quota di queste risorse saranno destinate al naviglio radiato della Marina militare che si trova negli arsenali di Taranto, La Spezia e Augusta. «È un sostegno importante – spiega Bianchi - per aiutare la nostra Marina a smaltire in piena sicurezza e rispetto dell'ambiente navi e sommergibili non più utili e spesso a rischio affondamento negli arsenali».

Molti di questi relitti sono legati al periodo del Dopoguerra, quando molte navi sono state abbandonate nei porti italiani senza poter essere demolite. In un primo momento proprio queste unità hanno avviato un intenso periodo di demolizioni, sostenendo la ripresa dell'industria nazionale, ma non si è mai arrivato nei decenni a smantellarle tutte. Oggi l'attività di demolizione rientra anche nelle politiche ambientali, che oltre a incentivare la rimozione di queste grandi carcasse di metallo promuove un'attività di questo tipo non troppo invasiva e inquinante.

«D'altro canto – continua Bianchi - le ONG denunciano le condizioni in cui avvengono oggi le demolizioni navali nel Sud-Est asiatico, con le navi spiaggiate e demolite poco più che a mano, con grave pregiudizio per ambiente e vite umane. Ma anche nel Mediterraneo cantieri extra UE stanno lavorando a pieno regime, con requisiti ambientali e di sicurezza che talvolta appaiono poco più che formali. Dopo che l'Ue ha imposto norme vincolanti per la demolizione delle navi, si può riaprire per l'Italia un'occasione industriale. Dobbiamo intercettare questa opportunità nel migliore dei modi – conclude il deputato - creando le condizioni affinché nel nostro Paese la sostenibilità economica vada di pari passo con la sostenibilità ambientale e il rispetto del lavoro».

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Tag: ambiente