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17 maggio 2022, Aggiornato alle 08,51
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Logistica

Ucraina, l'impatto della guerra sull'industria dell'auto

Dopo i lockdown per il covid, la carenza dei semiconduttori, il rincaro del carburante e l'inflazione, il settore deve vedersela ora con una terza crisi, quella dei cablaggi. La nota di ECG


In aggiunta alla carenza di semiconduttori, il forte rincaro del prezzo del carburante e l'inflazione e le ulteriori carenze di componenti portano la produzione ad uno stop. Lo denuncia l'associazione degli operatori logistici delle auto, ECG.

«Il nostro settore è al fianco dell'Ucraina e probabilmente in Europa è quello che impiega il più alto numero di cittadini ucraini», spiega ECG, che ha lanciato una raccolta fondi per sostenere i membri coinvolti nella crisi umanitaria causata dalla guerra. Allo stesso tempo, si stanno registrando gravi impatti sul settore su vari fronti che devono essere attenuati. Il risultato è un altro anno di crisi, il terzo dopo il Covid e la carenza di microchip. 

In sei mesi il prezzo del bunker è raddoppiato provocando un aumento dei costi di alcune navi pari a 25 mila dollari al giorno. In Italia molti proprietari e autisti - i cosiddetti padroncini – che operano nel settore avrebbero smesso di lavorare piuttosto che accettare tariffe che fanno loro perdere denaro. Ancora una volta le catene di approvvigionamento globale sono state messe a dura prova, rivelandosi nuovamente deboli. L'industria automobilistica è fortemente dipendente dall'Ucraina per l'approvvigionamento di vari componenti e di materie prime. Il problema più grave e immediato sembrano essere i cablaggi, fabbricati in grandi quantità in Ucraina da una numerosa forza lavoro che non potrà essere facilmente replicata e sostituita altrove. Intere fabbriche sono già state chiuse senza una data di riapertura prevista e i produttori prevedono già che queste si protraranno non per settimane ma bensì mesi.

L'inflazione, già alle stelle prima dell'inizio del conflitto, sta continuando a crescere a causa dell'aumento dei costi dell'energia e delle materie prime. Il prezzo dell'energia in particolare continua a oscillare rapidamente toccando livelli record e causando seri problemi al settore. Le clausole sul carburante e sul bunker ampiamente utilizzate nei contratti, non permettono più agli operatori di far fronte a questi cambiamenti per i quali sono state concepite e quindi di ricevere il compenso appropriato. 

Tante aziende che si troverebbero in questa situazione starebbero citando la guerra come motivo per far scattare le clausole di ‘'forza maggiore'' al fine di poter negoziare soluzioni ragionevoli. Il carburante è il problema più significativo. L'aumento elevato del costo delle materie prime sta già provocando un aumento dei prezzi dei beni come navi, vagoni ferroviari o trasportatori di automobili. L'inflazione in generale sta provocando un aumento dei salari.

Tutti i costi che gli operatori devono sostenere, stanno aumentando rapidamente. «'Tempi straordiari richiedono misure straordinarie. Se i contratti non verranno riasaminati rapidamente, ciò che resta dell'industria si bloccherà a causa dei problemi di liquidità che ostacolano le operazioni. I produttori e gli altri clienti devono rettificare immediatamente i contratti per consentire un adattamento più rapido a cambiamenti come il prezzo del carburante. Inoltre una totale transparenza viene richiesta nei confronti dei fornitori sui volumi futuri in modo da consentire la pianificazione della capacità», ha detto Mike Sturgeon, direttore esecutivo di ECG.

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