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22 maggio 2020, Aggiornato alle 15,17
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"Tuteliamo l'autotrasporto". Lettera di Conftrasporto al ministro De Micheli

Le imprese di settore sono preoccupate per il ribasso delle tariffe. Ma anche per la crescita dei crediti deteriorati e dei pagamenti dei clienti in ritardo

Paolo Uggè

L'autotrasporto è preoccupato per il ribasso delle tariffe. Ma anche per la crescita dei crediti deteriorati e dei pagamenti dei clienti in ritardo. Per questo Conftrasporto chiede in una lettera al ministro dei Trasporti Paola De Micheli un diretto intervento a tutela del settore, ancor più necessario in questo difficilissimo momento storico. "Le imprese di autotrasporto, oggi, - spiega il vicepresidente di Conftrasporto Paolo Uggè – quando già non si sono fermate per mancanza di commesse, si trovano nella condizione di dover ottemperare ad obblighi nei confronti dei propri committenti garantendo una operatività continua pur non riuscendo più ad ottimizzare i trasporti – ci sono tanti ritorni a vuoto – con la conseguenza che stanno lavorando in molti casi addirittura in perdita". 

"Nel contempo, sono oramai numerose le comunicazioni dei committenti con cui formalizza l'imposizione unilaterale della dilazione dei tempi di pagamento, già cronicamente non rispettosi dei dettami normativi. Tale atteggiamento inaccettabile – aggiunge Conftrasporto – si unisce ad una ulteriore richiesta dei medesimi committenti con cui stanno, di fatto, imponendo una rinegoziazione al ribasso delle attuali tariffe. Appare evidente che il ritardo nei pagamenti, la contemporanea riduzione delle tariffe e la difficoltà enorme di fare trasporti remunerativi, porterà molte imprese a valutare la decisone di sospendere la propria attività con inimmaginabili conseguenze sul sistema economico ed i cittadini". 

Pertanto, ricorda il coordinamento Fai di Napoli, Caserta, Salerno, Avellino e Roma, Contrasporto chiede "una azione chiara ed esplicita del governo affinché si faccia portavoce nei confronti della committenza della necessità di salvaguardare le loro forniture, magari attraverso un patto per l'Italia di cui il Governo si faccia garante, che elimini la tendenza al ribasso dei livelli tariffari per un anno o comunque per il periodo sufficiente a superare la crisi in atto, eliminando così almeno un fattore di incertezza per il prossimo futuro. In tal senso certamente aiuterebbe la pubblicazione dei costi indicativi di riferimento che il Settore attende da tempo e su cui Lei si era impegnata".

"Ed ancora per garantire tempi di pagamento accettabili per i servizi di trasporto riteniamo indispensabile, fatto salvo quanto già discusso e convenuto con il suo dicastero, fare ulteriori approfondimenti con i suoi uffici su possibili soluzioni applicative; si potrebbe valutare la deroga prevista nell'articolo 66 della Direttiva Europea 2006/112/Ce per la categoria specifica dell'Autotrasporto, che consentirebbe l'esigibilità dell'IVA solo al momento dell'incasso, creando un meccanismo virtuoso tra Stato, committenti e imprese di trasporto; o ancora incentivare, in questo momento di emergenza, i committenti al pagamento entro i 60 giorni delle fatture attraverso il riconoscimento di un credito di imposta utilizzabile in compensazione. Il Paese ha bisogno del richiamo al senso di responsabilità di tutte le parti in causa; l'autotrasporto lo sta dimostrando quotidianamente, ora chiediamo che anche la committenza lo faccia concretamente". 

"Ne approfittiamo – scrive il vicepresidente Uggè al ministro De Micheli – per evidenziarle anche un'altra problematica che nonostante abbia già visto il Suo diretto impegno con positivi risultati continua ad attanagliare le nostre imprese. Ci riferiamo alle misure di contenimento messe in atto da alcuni Paesi dell'est che appaiono asimmetriche rispetto a quelle praticate dall'Italia penalizzando i nostri vettori. Mentre l'Italia si è conformata alle indicazioni della commissione europea per garantire la libera circolazione delle merci e la costituzione dei corridoi verdi, assistiamo in alcuni casi alla messa in quarantena dei nostri autisti che "osano" varcare il confine di un Paese estero. Questa pratica è inaccettabile, chiediamo quindi che venga attuato con solerzia, nei confronti dei Paesi non rispettosi di quanto indicato dalla Ue, il principio di reciprocità rispetto alle misure di contenimento. Il rischio – conclude Conftrasporto – è che i vettori italiani perdano ulteriori quote di mercato internazionale, oggi e soprattutto nel futuro prossimo quando la ripresa arriverà".