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Sostegno morale e mascherine, l'impegno della Stella Maris di Genova

I volontari sono tornati ad incontrare sulle navi ormeggiate i lavoratori del mare che ancora non possono sbarcare


di Giuseppe OrrùDL News

Una mascherina per i marittimi che non possono sbarcare. Con questo dono i volontari di Stella Maris di Genova sono tornati a incontrare i lavoratori del mare che, all'ormeggio in porto, non possono sbarcare. Il lungo periodo di lockdown ha limitato fortemente anche l'attività degli "ship visitor" dell'associazione che si prende cura del conforto spirituale e materiale dei marittimi lontani da casa. Ma non ha impedito l'incontro con i marittimi, che grazie ai social e alle videochiamate hanno potuto soddisfare il loro bisogno di parlare e soprattutto di sentirsi ascoltati. 

Con il graduale allentamento delle restrizioni anti Covid, sono riprese anche le prime visite a bordo, e quindi l'incontro con i marittimi di persona, seppur da dietro la mascherina. E proprio la mascherina è stato il primo dono offerto da Stella Maris al personale imbarcato. Assagenti, infatti ha donato alla Stella Maris genovese 500 mascherine chirurgiche, che i volontari hanno confezionato, insieme a un biglietto, e iniziato a distribuire a bordo, riaccendendo il sorriso dei marittimi. Le forniture di mascherine stanno continuando (ne sono state acquistate un primo lotto di  1500), così come il lavoro dei volontari nel confezionarle e distribuirle a bordo. 

"Durante l'emergenza sanitaria – racconta il diacono Massimo Franzi, assistente di Stella Maris Genova - abbiamo dovuto cessare l'attività, perché noi volontari potevamo entrare nel porto, ma il marittimo non può ancora adesso scendere dalla nave e non era ammesso l'imbarco di visitatori (attualmente la polizia di frontiera non rilascia per gli stranieri i permessi di sbarco). Così i marittimi si sono trovati a essere ancora più isolati di quello che sono. Prima almeno potevano scendere, respirare un'aria diversa da quella della nave, comprare qualcosa. Ora neanche quello. Grazie alla Capitaneria di Porto, Stella Maris ha potuto mandare messaggi ai marittimi imbarcati, preparando preghiere che poi sono state distribuiti sulle navi grazie ai militari. Ora si aspetta che i marittimi possano sbarcare e tornare a frequentare i due club Stella Maris di Dinegro e Prà/Voltri, che sono già stati attrezzati secondo tutte le disposizioni in materia sanitaria.

"Il mondo marittimo – commenta Franzi - è ancora dimenticato a livello globale. Non esiste una normativa condivisa ed una rete di welfare: davanti a Manila, adesso, ci saranno un centinaio navi da crociera in rada, perché il governo non le fa rimpatriare. Anche in Italia i rimpatri sia dei nostri connazionali che in particolare dei marittimi stranieri è stato difficilissimo. Molti indiani e filippini stanno ancora aspettando di tornare a casa e le famiglie nei paesi di origine soffrono per la mancanza di soldi. In Italia purtroppo quasi tutto è demandato a presidenti di Regione e ai singoli sindaci. Sta a loro decidere se far attraccare una nave o meno, se far sbarcare i marittimi ecc. Anche quando la nave batta bandiera italiana". 

Molti marittimi stanno soffrendo la solitudine, specialmente in questo momento di lontananza forzata nell'impossibilità del ricambio equipaggi. Alcuni sono imbarcati da 12 mesi a causa di questo blocco e la situazione diventa ogni giorno più critica per lo stress e la sicurezza. Abbiamo attualmente in Italia 5 navi abbandonate dai loro armatori per problemi economici e i marittimi hanno bisogno di assistenza. Il lavoro è tanto e le emergenze anche. Ma la chiesa tramite l'Apostolato del Mare è presente per donare speranza, coraggio ed aiuto concreto.
 

Tag: marittimi