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25 gennaio 2021, Aggiornato alle 18,57
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Politiche marittime

Sono 469 le navi demolite male nel 2015

Report annuale Shipbreaking platform. Più della metà del totale delle demolizioni avviene sulle spiaggie asiatiche, senza cantieri o bacini attrezzati: circa un sesto sono navi di armatori europei


di Paolo Bosso 
 
L'anno scorso nel mondo sono state 768 le navi demolite, pari a 20,4 milioni di tonnellate. Di queste, 469 sono state spiaggiate in Asia, senza caricarle in bacino, sul litorale di paesi come Pakistan, Bangldesh e India. Poco più di un quarto delle navi complessivamente demolite appartengono ad armatori europei (si calcolano sia unità che battono bandiera di un Paese membro che extracomunitarie ma di proprietà di società europee). Lo rivela la ngo Shipbreaking platform nel report annuale 2015.

Le navi demolite l'anno scorso sono in calo rispetto al 2014, anche nel tonnellaggio complessivo: due anni fa erano pari a 22,7 milioni di tonnellate, due milioni in più del 2015. Ma la quota sia delle unità demolite in spiaggia che di quelle, in totale, di proprietà di armatori europei è rimasta sostanzialmente invariata: spiaggiate o smantellate nella zona intertidale erano il 62 per cento del totale nel 2014, l'anno scorso il 61. Le navi europee demolite nel complesso erano il 27 per cento nel 2014, il 28 per cento nel 2015. Stesso discorso per le navi europee spiaggiate o demolite senza tirarle in bacino: il 17 per cento del totale sia nel 2014 (182 navi) che nel 2015 (138). Se si guarda al solo tonnellaggio, la percentuale delle navi demolite illegalmente sale rispetto alla quantità di unità ma tra 2014 e 2015 resta invariata: il 74 per cento due anni fa, il 73 per cento l'anno scorso.

 

«Le compagnie marittime vendono le loro vecchie navi per ricavarci l'ultimo profitto: circa il 90 per cento della struttura è acciaio, il quale è recuperato durante il processo di demolizione, permettendo profitti di diversi milioni di dollari, a seconda della stazza e del tipo di nave», spiega Shipbreaking platform. Seguendo quindi la logica del profitto, bisogna pagare quanto meno possibile una demolizione per ricavarci quanto più è possibile dal riciclo dei materiali.
 
Bangladesh e India paesi demolitori 
I paesi che demoliscono più navi sono il Bangladesh e l'India con 194 navi (la prima per un totale di 6,7 milioni di tonnellate mentre la seconda per 4,5 milioni), seguite da Cina (158), Pakistan (81) e Turchia (100). Il resto, 41 navi, sono sparse in cantieri europei e americani.
 
Petroliere le più dismesse
La maggior parte delle navi smantellate l'anno scorso sono petroliere, seguite da portacontainer, gasiere, ro-ro, passeggeri e offshore. Il Pakistan riceve le navi più grosse, seguito dal Bangladesh. L'India tende a ricevere unità di stazza media mentre Cina e Turchia smantellano le più piccole. «Questo significa che maggiore è la stazza della nave più saranno alte le probabilità di vederla spiaggiata nel fine vita».

La Cina è il paese (in termini di armatore o bandiera) che ha spiaggiato o smantellato al largo più navi: 192, di cui 55 spiaggiate, mentre l'omologo europeo è la Grecia con 87 navi, di cui 76 spiaggiate. La Corea del Sud ne ha spiaggiate 27, la Russia 24, la Germania 23 e il Giappone 20.