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13 novembre 2019, Aggiornato alle 11,21
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Senza Ilva di Taranto mille autotrasportatori a rischio

Sono circa 200 le imprese coinvolte nella storica acciaieria. Trasportounito: "Col commissariamento 15 milioni di euro di contenzioso"

L'ILVA di Taranto

Sono circa duecento le imprese di autotrasporto coinvolte con l'ILVA, l'acciaieria di Taranto recentemente tornata alle cronache dopo che la multinazionale franco-indiana che la gestisce dal 2018, ArcelorMittal, ha detto al governo italiano di voler licenziare la metà degli attuali dipendenti, che in totale sono poco più di 10 mila. Nel caso in cui si proseguirà con questo drastico dimezzamento, quindi, le conseguenze sull'indotto sarebbero drammatiche.

Sono oltre mille, come rileva Trasportounito, gli addetti dell'autotrasporto indirettamente coinvolti in questa complicata trattativa per mantenere sul mercato il più importante sito siderurgico d'Italia. Un indotto che «fra Taranto, Genova e Novi Ligure, vive di acciaio e dipende interamente per la sua sopravvivenza dai servizi garantiti quotidianamente al colosso ILVA», sottolinea Gianni Rendina, coordinatore Trasportounito Puglia. Si tratta, sottolinea, delle stesse imprese «che hanno pagato il prezzo del commissariamento da parte dello Stato lasciando sul campo corrispettivi non pagati per un valore di almeno 15 milioni di euro tutt'ora in contenzioso e molte aziende che proprio per questo contenzioso sono state costrette a chiudere. Il contenzioso con le gestioni commissariali – conclude Rendina - si somma drammaticamente con le conseguenze della crisi odierna, costringendo l'autotrasporto a porre in atto tutte le misure possibili di protesta per scongiurare la chiusura delle aziende e un vero e proprio dramma occupazionale».