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27 maggio 2020, Aggiornato alle 20,46
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Senza crociere e avgas Civitavecchia brucia 20 milioni

Col crollo del traffico passeggeri e del carburante, quest'anno il porto della Capitale potrebbe dimezzare le entrate. di Majo: "Tutti i settori, tranne le merci, sono in sofferenza"

Il polo energetico di Torrevaldaliga Nord (meroitaliana.it)

Nel 2020 il porto di Civitavecchia, scalo della Capitale del turismo crocieristico, potrebbe dimezzare le sue entrate, bruciando all'incirca 20 milioni di euro. Lo ha detto il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo, in audizione alla Commissione Infrastrutture del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Eugenio Patanè.

Traffico merci tiene
Il traffico merci di Civitavecchia è principalmente basato sui rotabili, tra cui l'esportazione delle auto Fiat-Crystler negli Stati Uniti. Inoltre, è il principale scalo crocieristico italiano, movimentando milioni di passeggeri ogni anno. Ad aprile il traffico generale delle automotive si è ibernato e quello crocieristico non ripartirà prima di un mese, se non oltre. Ma tutto sommato il traffico merci «continua a essere svolto, con riduzioni in alcuni comparti ma addirittura in leggero aumento in altri», spiega di Majo.

Sono stati il drastico calo del traffico passeggeri, in particolare quello crocieristico, e il blocco del traffico aereo, incidendo sul movimento dei prodotti energetici - come la benzina Avio, o Avgas - ad aver affossato i conti dell'Autorità di sistema portuale. Nella sua relazione, di Majo ha spiegato che «tutti i settori, tranne uno, sono in fortissima sofferenza a causa di questa crisi di emergenza sanitaria. Il più colpito di tutti è sicuramente quello crocieristico, che ha avuto un crollo vertiginoso nel mese di marzo. Il settore non vedrà la ripresa fino a settembre-ottobre». Per quanto riguarda i traghetti, il porto di Civitavecchia si aspetta una ripresa per l'inizio dell'alta stagione estiva, tra giugno e luglio.

Di Majo ha sottolineato che ora gli investimenti da fare sono nel settore energetico, dove si accumulano ritardi da ben prima dell'arrivo della pandemia mondiale, che ha ulteriormente peggiorato la situazione. «La causa – ha detto il presidente del porto della Capitale - non sta tutta nel Coronavirus, perché esiste una problematica legata alla centrale termoelettrica di Torrevaldaliga nord». Comunque sia, «la riduzione del 95 per cento del traffico aereo ha ovviamente ridotto drasticamente la richiesta di carburante e provocato una grande contrazione delle entrate tributarie dell'ente». 

Gli incentivi, gli sgravi e i risanamenti d'impresa nella portualità - contenuti nei vari decreti economici  a cui il governo aggiungerà a breve nuovi interventi – pesano parecchio sulle casse delle Autorità di sistema portuale, che sono enti pubblici non economici. Per la maggior parte, non stanno incassando né tasse di ancoraggio né canoni di gestione, le due principali voci di bilancio.

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