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25 settembre 2020, Aggiornato alle 17,23
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Infrastrutture

Riforma, Uiltrasporti: "Il porto non può essere una Spa"

La finalità di profitto dell'ente potrebbe mettere in discussione il suo ruolo di regolazione, "con conseguenze rovinose"


Trasformare gli enti portuali in Spa con finalità di profitto potrebbe mettere in discussione loro principale mission di regolazione, "con conseguenze rovinose". E' seriamente preoccupata la Uiltrasporti per la piega che sta prendendo la riforma degli scali nazionali, e precisa in una nota i punti critici del processo di cambiamento.  "A due anni dall'emanazione della riforma della governance dei porti italiani con il varo delle AdSP sotto un'unica regia in grado di fare sistema per il bene Paese, i risultati stanno spegnendo ogni entusiasmo iniziale" sentenzia l'organizzazione dei lavoratori, che prosegue "Mancano i segnali di visione generale necessaria alla crescita dei traffici e alla tutela dell'occupazione, che necessita di regole chiare e uguali per tutti porti, mentre per il momento l'unico risultato ottenuto pare l'essere passati da 25 a 15 forse 16 organismi, con l'istituzione di Messina/Reggio Calabria,  che continuano ad agire come fossero repubbliche autonome".

"La cosa ancora più allarmante – sottolinea Uiltrasporti -  è poi lo spostamento, in questi ultimi giorni, del dibattito politico su temi non prioritari, se non addirittura dannosi, sulla governance dei porti. La portualità italiana, riformata con la Legge 84/94, ha creato delle Authority pubbliche, affidando loro il delicato compito di programmazione, regolazione e controllo delle aree demaniali marittime. Teorizzarne, come si sta facendo, la trasformazione in SpA pubbliche, significherebbe trasformarle in soggetti economici con la finalità del profitto piuttosto che della regolazione. Le conseguenze sarebbero rovinose, alimentando una concorrenza spietata tra i nostri scali e, ancor peggio, eliminando la terzietà di questi enti, per favorire in ogni scalo una competizione selvaggia tra gli operatori, con conseguenze negative sul mondo del lavoro".

"In uno scenario mondiale – aggiunge il sindacato – dove i meccanismi della concorrenza sono sempre più spietati e le compagnie di shipping, per non dire interi Stati sovrani, hanno messo in campo strumenti con i quali riescono a controllare interi segmenti della filiera logistica delle merci, quello che occorre ai nostri porti per garantire uno sviluppo di sistema della portualità italiana, sono autorità di controllo pubbliche caratterizzate da terzietà, e coordinate e controllate a livello centrale. Prima di annunciare controriforme, che nulla hanno a che fare con la nota questione europea sulla tassazione delle Authority - conclude Uiltrasporti - sarebbe opportuno attuare appieno le riforme".
 

Tag: porti