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25 settembre 2026, Aggiornato alle 15,13

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Riforma porti, il Partito Democratico presenta alla Camera 230 emendamenti

Antonio Misiani e Valentina Ghio, deputati Pd: "Il governo apre alla privatizzazione degli scali italiani e sottrae risorse e competenze ai territori"


Il Partito Democratico ha presentato nei giorni scorsi, nella Sala stampa della Camera, 230 emendamenti alla riforma della governance dei porti proposta dal centrodestra. Una serie di correttivi che puntano a rafforzare il Coordinamento dei presidenti delle AdSP e di sostituire la SpA con un'agenzia pubblica che "sostenga il sistema portuale senza prelevare risorse dai territori", come hanno sottolineato il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico e la deputata dem Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd, nel corso di una conferenza stampa.

Per il DDL sulla governance portuale sono stati depositati complessivamente 622 emendamenti. La maggior parte vengono dall'opposizione — il PD è in testa — ma una quota significativa arriva dalla maggioranza stessa: FdI ha presentato 121 emendamenti, Forza Italia ulteriori proposte di modifica. 

Il testo del DDL prevede la costituzione di Porti d'Italia Spa — società pubblica partecipata dal Ministero dell'Economia e vigilata dal MIT — con funzioni di regia nazionale sulle grandi opere e sugli investimenti strategici. Le 16 Autorità di Sistema Portuale (AdSP) non verrebbero soppresse ma manterrebbero gestione locale, concessioni e manutenzione ordinaria. Il 25 per cento delle tasse portuali confluirebbe nella nuova SpA.

È proprio su questo punto che il PD alza la voce: sottrarre un quarto delle tasse portuali alle AdSP significherebbe sottrarre anche i fondi per l'articolo 15 bis, quello che finanzia formazione e accompagnamento alla pensione dei lavoratori portuali, che attinge anch'esso alle tasse portuali fino al 15 per cento. Un rischio occupazionale concreto.

"Con Porti d'Italia Spa – hanno dichiarato Ghio e Misiani - il governo crea un carrozzone che sottrae ai territori risorse e competenze per la gestione dei nostri porti: una società che potrebbe aprire ai privati per decidere la governance dei nostri scali. I nostri emendamenti restituiscono ai territori competenze e risorse, mettono indicazioni ferree per evitare ingresso dei privati nella governance e propongono strumenti per migliorare il coordinamento nazionale e la competitività dei nostri scali all'estero. Un provvedimento su cui neanche tutta la maggioranza crede, visto che Fratelli d'Italia ha presentato 120 emendamenti. Ci batteremo in commissione  per cercare di modificare in modo sostanziale e radicale questa riforma".

L'obiettivo del governo, secondo Rixi, è ottenere il via libera dalla Camera entro settembre e l'approvazione definitiva entro novembre. Con 622 emendamenti in campo — molti dei quali provenienti dalla stessa maggioranza — quella tempistica appare molto difficile da rispettare.

"Questa riforma – hanno aggiunto Ghio e Misiani - non porta alcun valore aggiunto ai nostri scali, ma crea insidie e pericoli molto gravi di cui tutto il sistema portuale pagherà le conseguenze per molti anni se dovesse passare. Il Pd è contrario a una riforma che rischia di aprire la strada alla privatizzazione dei porti italiani, ridimensionando il ruolo pubblico e quello dei territori".

Tag: porti