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25 settembre 2026, Aggiornato alle 15,13

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Infrastrutture

Lavoro portuale, Consiglio di Stato accoglie il ricorso dell'AdSP Tirreno Centrale

La sentenza sul porto di Salerno blinda le tutele per l'occupazione negli scali. Soddisfazione di Filt Cgil e Ancip

La sede del Consiglio di Stato a Roma

Con la sentenza n. 6987/2026, pubblicata il 21 settembre, il Consiglio di Stato ha accolto l'appello dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, riformando la decisione del TAR di Salerno. Al centro della pronuncia c'è l'interpretazione dell'articolo 16, comma 3, della legge 84/94 e, in particolare, la possibilità di autorizzare lo svolgimento di singole fasi delle operazioni portuali.

Per il Consiglio di Stato, l'autorizzazione prevista dalla norma riguarda l'intero ciclo operativo e non può essere frazionata in singoli segmenti. Ne deriva che non è possibile utilizzare questa frammentazione per sottrarsi agli obblighi relativi alla disponibilità di un organico stabile, esclusivo e adeguatamente formato, previsti dalla normativa a tutela della sicurezza e dell'occupazione portuale. La sentenza spiega che il caso nasceva dalle operazioni di rizzaggio e derizzaggio dei veicoli a bordo della Cartour Delta, nel porto di Salerno.

La decisione è stata accolta con favore dalla Filt Cgil Campania e dalla Filt Cgil Salerno, intervenute ad adiuvandum, con l'avvocato Pasquale Biondi, a sostegno del ricorso dell'Autorità portuale. Secondo i sindacati, la sentenza conferma l'impostazione della legge 84/94, che disciplina il mercato del lavoro portuale attraverso requisiti di stabilità, qualificazione e sicurezza degli organici.

Per la Filt Cgil, il punto centrale è proprio evitare che il ciclo produttivo venga suddiviso in singole attività affidate a soggetti che non offrano le medesime garanzie organizzative. La regolazione del lavoro portuale, sostengono i sindacati, non costituisce un ostacolo alla concorrenza, ma definisce le condizioni alle quali questa deve svolgersi, garantendo sicurezza e tutela dei lavoratori.

La pronuncia, aggiungono Filt Cgil Campania e Filt Cgil Salerno, non entra in contrasto con i principi comunitari di libertà di stabilimento e di circolazione, confermando quindi la compatibilità della disciplina nazionale con l'ordinamento europeo.

La posizione dell'Ancip
Sulla stessa linea si è espressa l'Ancip (Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali), intervenuta nel giudizio ad adiuvandum con l'assistenza dello Studio Legale Muscillo-Triossi. L'associazione ha accolto con "grande soddisfazione" la decisione del Consiglio di Stato, sottolineando in particolare il chiarimento sul rapporto tra autoproduzione e autorizzazione ordinaria.

Secondo l'Ancip, la sentenza distingue i presupposti necessari per ricorrere ai due diversi regimi e conferma l'impianto della normativa italiana, riconoscendone al tempo stesso la compatibilità con i principi europei in materia di concorrenza e proporzionalità.

Per l'associazione, la decisione è destinata ad avere rilievo nell'interpretazione delle regole di accesso al mercato delle operazioni portuali e nella tutela del modello imprenditoriale portuale regolato dalla legge 84/1994.