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28 ottobre 2021, Aggiornato alle 14,00
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Cultura

Quando non c'erano cattivi maestri

Il Nautico San Giorgio e un suo "storico" professore nel ricordo del comandante Franconi. Con una riflessione su quanto mancano le figure di un tempo nella scuola italiana


di Claudio Franconi - DL News

Come tutti sappiamo, la mente umana non riposa mai: pensa, programma, ricorda. Nel tardo pomeriggio di ieri stavo rientrando a casa a Milano quando, senza rendermene conto, mi sono ritrovato al Nautico San Giorgio, in 3a A, alla prima lezione di Navigazione. È entrato il professore, viso severo segnato dalle rughe dell'età, che ci fa sedere con un cenno, si avvicina alla cattedra, vi appoggia sopra la sua cartella, sposta la cattedra obliquamente rispetto alla pedana in modo da farne sporgere ulteriormente lo spigolo e si appoggia con il gomito destro alla cattedra e con il piede destro sullo spazio ottenuto sulla pedana.

Squadra un attimo tutta la classe e dice: "Chiamasi navigazione l'arte di condurre una nave da un punto di partenza A ad un punto di arrivo B" e poi prosegue… Dopo un attimo di smarrimento ci rendiamo conto che stava dettando e quindi si è sentito in tutta la classe il rimestio frenetico nelle cartelle messe in fretta e furia sui banchi alla ricerca di quaderno e penna per scrivere, perché intanto il Prof. continuava tranquillo nella sua dettatura. Nessuno ci aveva avvisati di questo e quindi ci ha colti impreparati. Non abbiamo dovuto comprare alcun libro di testo: né Navigazione né Astronomia: ha dettato tutto lui per tre anni. Ho ancora i quaderni gelosamente conservati, peccato l'inchiostro si stia ormai dissolvendo.

Abbiamo presto imparato a conoscerlo ed a portargli grande rispetto: ci ha accompagnati fino alla quinta ed all'esame di maturità. Nonostante la Sua aria burbera aveva un grande senso umano: raramente sorrideva, ma capivamo dall'espressione dei suoi occhi e da una specie di accenno di sorriso quando si stava divertendo, ad esempio quando arrivavano risposte che non stavano né in cielo né in terra da alunni sotto interrogazione che non avevano studiato. Ci conosceva tutti uno per uno, non ci ha mai dato un voto scritto, vedevamo cosa pensava di noi quando arrivavano le pagelle a fine trimestre. Non ci ha mai interrogati per darci un voto: ci interrogava perché dovevamo sapere le materie che ci insegnava: quando decideva di interrogare ci guardava tutti e tutti cercavamo di nasconderci dietro la testa dell'alunno davanti, ma lui ci beccava comunque: capiva chi non era preparato.

Dato che in genere andavamo a fare lo struscio in via Venti (via XX settembre) correva voce che lui vi passasse spesso ed il giorno dopo interrogasse coloro i quali aveva visto; ma era una favola, ovviamente. Una mattina di primavera del quinto anno è toccato a me: arriva, scruta la classe, mi guarda e mi chiama: Franconi… Aveva recentemente spiegato il radiogoniometro e mi chiede di spiegargli nei dettagli cosa fosse. Io non lo avevo studiato affatto e ricordo di avere disegnato sulla lavagna una specie di otto suscitando la risata di tutta la classe e gli occhi del Prof che ridevano… ma nulla più e le sue parole "a posto" per congedarmi, con le dita della mano destra alzata verso di me che indicavano il numero 2: il voto che mi spettava. Bene: mi ha interrogato tutti i giorni fino a che non si è reso conto che sapevo il programma a dovere. E faceva così con tutti.

Siamo arrivati all'esame preparatissimi ed oltre ai programmi statali: ci aveva spiegato il Radar, il Loran… La commissione, arrivata soprattutto dal Sud, ci chiedeva ancora il solcometro a barchetta. Alla fine si sono dovuti far dare da noi i nostri quaderni di astronomia e navigazione e ci hanno interrogato su quelli. Quando dava i compiti in classe divideva la classe in tre file: e diceva, indicando con il dito: "fila uno, fila due e fila tre" e ci dava dei compiti diversi: e cominciava, sempre di corsa subito dopo aver stabilito le file: dato il punto di partenza "A "fi-" (latitudine), "landa"(longitudine) (non ho le lettere greche sulla tastiera e quindi ne scrivo la pronuncia) ed il punto di arrivo B ecc": ma ormai lo sapevamo e non ci facevamo cogliere impreparati ed eravamo pronti con quaderno e penna.

Non ha mai, dico mai, alzato la voce: quando ne combinavamo qualcuna non si scomponeva: partiva il dito: "Prima fila, seconda fila, terza fila" e dettava il compito in classe di punizione. In quinta, verso la fine dell'anno, ci siamo permessi due scherzi. Il primo: un pomeriggio in tre o quattro (mi ricordo c'era anche il mio amico e anche compagno di corso in Accademia Navale, Erminio Bagnasco (poi diventato fondatore e redattore della rivista Storia Militare: ricordo che già ai tempi del Nautico qualunque nave da guerra gli venisse chiesta la disegnava benissimo e sapeva tutto sugli armamenti di ogni Unità…) siamo andati in un vicoletto in fondo a via Cairoli, sulla sinistra, che porta in via Lomellini, mi pare si chiami Vico Argento o dell'Argento: lì c'era un negozio di acquari e pesci. Abbiamo comprato un bel pesce rosso, battezzandolo "'A Giaruna", (con la "n" alla genovese): diceva Bagnasco essere il nome di una "nota prostituta genovese d'altri tempi"; l'abbiamo messo in una bella boccia di vetro e sistemato in classe sopra il cubo di vetro che conteneva il modello della stiva di un veliero. Arriva il professore: vede la boccia con il pesce rosso, compare quello che abbiamo interpretato essere il suo sorriso e… parte il dito: "prima fila, seconda fila, terza fila…".

Ma la più "birichina" è stata la seconda: gli abbiamo inchiodato la cattedra alla pedana. Lui arriva, appoggia la cartella sulla cattedra come sempre, afferra la cattedra e tira, ma la cattedra, ovviamente, non si muove ma si sposta assieme alla pedana. Al terzo strattone capisce, si gira verso di noi e parte il dito: Prima fila, seconda fila, terza fila… Sono andato poi, e non solo io, a lezione da lui in preparazione agli esami di Patentino prima e Patente poi: anche se già avevo navigato e quindi praticato i suoi insegnamenti, un'adeguata rinfrescata prima di presentarsi alla commissione d'esame della Capitaneria era doverosa. Dava lezioni a casa ed è stato anche come un padre: mi dava consigli di vita e raccontava anche aneddoti della sua.

È stato un grande uomo ed un grande maestro. Mi commuovo mentre scrivo: il Prof. Attilio Traversa riposa nel cimitero di S. Ilario dove, quando posso, vado a rendergli omaggio. Come tutti sappiamo, in suo onore e ricordo è stata istituita la Targa Attilio Traversa per premiare il miglior studente del Nautico: spero la tradizione rimanga perpetua anche in futuro per non dimenticare una tale persona. Spero di avere contribuito al suo ricordo fra coloro che ancora sono fra noi e per coloro che non lo hanno mai conosciuto.