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Armatori - Cultura

Quando la Flotta Lauro aprì ai passeggeri. Storia della Ravello

La doppia vita della nave affondata durante la Seconda guerra mondiale e poi recuperata


di Francesco Pittaluga - DL News

Fondata nel 1923 da Achille Lauro a sua volta erede di una stirpe di armatori sorrentini che si erano affermati fra il Golfo di Napoli e dintorni fin dal secolo precedente, la Flotta Lauro era risorta dalle ceneri della seconda guerra mondiale affermandosi nel volgere di pochi anni grazie ad una flotta più che ragguardevole che spazierà dalle navi mercantili, alle petroliere, alle bulk e ore-carriers e ovviamente alle unità passeggeri. Le prime di queste saranno Napoli, Ravello, Olimpia e  Surriento.

Ad entrare in servizio per prima dopo una lunga e tribolata gestazione fu la Ravello, varata presso i Cantieri Navali Riuniti di Palermo nel maggio del 1941 come costruzione numero140 in ottemperanza al vasto piano di nuove realizzazioni navali favorite dalla legge Benni del 1938 che prevedeva il rinnovamento e l'incremento della flotta mercantile da carico italiana che, a differenza di quella passeggeri, era costituita in gran parte di materiale antiquato o comunque obsoleto. Achille Lauro ordinò due unità analoghe di più di 6000 tonnellate di stazza lorda battezzate Napoli e Ravello. Molto simili alle varie Gino Allegri, Fabio Filzi, Nino Bixio eccetera in allestimento per altri armatori, erano caratterizzate da uno scafo dalle linee moderne con cassero compatto a centro nave, unica ciminiera e cinque stive di carico servite da bighi insistenti su due alberi maestri o da gru indipendenti. 

Purtroppo la maggior parte di esse si perderà nel turbine della guerra: fra queste la Napoli, silurata e poi bombardata in acque libiche nel febbraio 1942 e la stessa Ravello che, sopravvissuta indenne ai vari convogli di guerra cui verrà assegnata, soccomberà alla furia devastatrice dei tedeschi in ritirata che l'affonderanno con un'altra dozzina di navi il 19 aprile 1945 onde ostruire l'accesso al porto di La Spezia. Recuperata in due tronconi nell'estate del ‘46, venne ripristinata presso i locali cantieri OTO-Odero Terni Orlando del Muggiano con un'operazione di alta e complessa chirurgia navale che non comportò soltanto il recupero dell'unità ma la sua trasformazione in nave passeggeri data la volontà di Achille Lauro di inserirsi nel proficuo traffico emigratorio verso le Americhe e l'Australia che stava interessando nel secondo dopoguerra migliaia e migliaia di persone e necessitava dei relativi mezzi navali per farvi fronte. 

Fu così che la Ravello, lunga 144 metri, larga 19 ed equipaggiata con un motore diesel FIAT che agiva su di un'unica elica, venne finalmente consegnata alla Flotta Lauro il 13 aprile del 1947 per salpare il successivo giorno 20 da Genova con destinazione Rio de Janeiro, Santos, Montevideo e Buenos Aires carica di emigranti al comando di Tommaso Righetti. Prima unità della compagnia adibita al trasporto passeggeri, poteva trasportare un totale di 366 persone di cui 76 in Prima Classe, 60 in Seconda e 230 in una Terza alloggiata in cameroni ricavati nei corridoi delle stive. La capacità di carico era rimasta pressoché quella dei piani originali: 7000 metri cubi per merci varie, carichi alla rinfusa e spazi refrigerati per il trasporto di carni sia fresche che congelate dagli scali del Plata. Navigherà in linea sudamericana fino agli inizi del 1950, quando verrà spostata sulla direttrice del Venezuela per essere infine trasferita al lungo collegamento passeggeri e merci per l'Australia dopo essere stata sottoposta a nuovi lavori che ne miglioreranno la ricettività con la parziale estensione delle sovrastrutture verso poppa e lo scafo che passerà dal nero precedente ad un colore bianco più appropriato per il nuovo servizio e decisamente più consono con l'impiego passeggeri che vedrà anche la realizzazione di un nuovo lido con piscina comune alle classi Prima e Seconda e la trasformazione di parte dei cameroni in grandi cabine da 8-10-12 posti, sempre piuttosto affollate ma comunque più confortevoli e dignitose.

Tutte le classi disponevano di sala soggiorno e ristorante; Prima e Seconda usufruivano anche di saletta gioco e veranda mentre una grande nursery era a disposizione per tutti i bambini, spesso numerosi, presenti a bordo. La linea, sulla quale negli anni successivi la Flotta Lauro si affermerà coi transatlantici che entreranno gradatamente in servizio e che abbiamo già ricordato in questa rassegna, prevedeva da Genova e Napoli scali a Messina, talvolta Malta, Port Said, Suez, Aden per bunkeraggio e poi il lungo balzo verso Fremantle, Adelaide, Melbourne, Sydney da cui si rientrava in Italia attraverso il medesimo itinerario o via Brisbane, talvolta Darwin e Giakarta, Singapore e Colombo sull'isola di Ceylon oggi Sri Lanka. 

La traversata fino a Sydney durava una quarantina di giorni, abbreviati successivamente dalle nuove unità che saranno più veloci e confortevoli: resta il fatto che il contributo dato dalla Ravello all'immagine ed allo sviluppo del comparto passeggeri della Flotta Lauro sarà importantissimo e durerà fino al 1955, quando presso i cantieri della Navalmeccanica di Napoli verrà riconvertita in puro e semplice cargo: grazie alla rimozione dei locali riservati ai passeggeri la nave incrementerà a più di 11.000 metri cubi la capacità di carico delle sue stive con una porta lorda di 11.800 tonnellate. In quest'ultima veste navigherà per più di quindici anni sulle rotte della compagnia o talvolta a noleggio di terzi trasportando merci varie, carichi alla rinfusa e anche automobili per concludere la sua carriera nel giugno del 1971 quando, dopo essere stata trasferita nel 1968 alla società Aretusa facente sempre parte del gruppo Lauro, fu consegnata per la demolizione ai Cantieri Navali del Tirreno di La Spezia dove andrà a morire più o meno nello stesso luogo dov'era stata restituita a nuova vita venticinque anni prima.    
 

Tag: storia - navi