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23 giugno 2021, Aggiornato alle 09,29
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Porto di Venezia, nel 2020 cresce il traffico dei mangimi

Per il sistema portuale veneto è stato l'anno dell'abbandono di un servizio marittimo asiatico, del crollo della domanda di carbone e della pandemia

Uno scorcio del porto di Venezia (Mariordo/wikipedia)

Meno 10,3 per cento di traffico a Venezia, meno 31 a Chioggia, anche se il tutto è al di sotto della media italiana. Cresce principalmente la movimentazione di mangimi. Il 2020 del sistema portuale della Laguna si riassume così, come riportano i dati ufficiali dell'Autorità di sistema portuale dell'Adriatico Settentrionale sull'anno segnato dalla pandemia.

Il porto di Venezia perde nel complesso 2,5 milioni tonnellate (-10,3%), percentuale da ridurre al netto del carbone. Il porto di Chioggia perde circa 409 mila tonnellate (-31%). Il calo di Venezia è inferiore al calo medio (-14.3%) registrato lo scorso anno dai porti italiani, «comparabili – sottolinea l'Adsp - sotto un profilo geografico, di mercato e funzionale». Il rimbalzo, riflettendo quello delle economie di tutto il mondo, c'è stato nella seconda metà del 2020. In particolare, il quarto trimestre vede la flessione delle merci in tonnellate attenuarsi a -8,1 per cento, il che, al netto dell'intermediazione di carbone, si consolida ad un valore pari a -4,7 per cento. 

Il settore carbonifero gioca un ruolo centrale nel porto di Venezia, visto che rappresenta una rilevante porzione del traffico perduto, merce in calo del 69,6 per cento nel 2020 ma non solo per il drastico taglio dei consumi energetici ma anche per il graduale abbandono dell'Italia di questa fonte energetica, seguendo i principi stabiliti dalla Strategia Energetica Nazionale. Per questo, se si toglie questo comparto, la flessione balza dal -10,3 al -6,3 per cento.

Le rinfuse liquide segnano un -5,1 per cento (-461 mila tonnellate), quelle solide - che comprendono anche il carbone - si attestano sul -20,4 per cento (-1,278 milioni tonnellate) mentre il general cargo registra un -8,6 per cento (-844 mila tonnellate). 

In controtendenza, con una crescita del 2,6 per cento, alcuni prodotti alimentari come i mangimi e i semi oleosi, mentre calano del 6,6 per cento le rinfuse siderurgiche e del 2 per cento i prodotti chimici.

I container sono in flessione del 10,8 per cento, pari a 64,394 TEU, una riduzione dovuta a una generale riduzione dell'offerta di stiva, dall'incremento dei blank sailing, e in particolare per Venezia dall'abbandono di una linea diretta con l'Asia che l'AdSP  intende recuperare «nel più breve tempo possibile attraverso una importante operazione di escavo manutentivo, già avviata, del canale Malamocco-Marghera». Una parte di queste perdite sono state tamponate dai servizi feeder di Venezia.

Il traffico passeggeri è in calo del 76 per cento, quello crocieristico del -99,6 per cento, dove sono stati movimentati circa 5,653 passeggeri contro gli 1,6 milioni del 2019. Non bisogna dimenticare che Venezia è il secondo porto crocieristico italiano dopo quello della Capitale, Civitavecchia. 

A Chioggia, invece, risultano azzerate le poche rinfuse liquide transitate nel porto nel 2019 e in flessione del 10,4 per cento le rinfuse solide, con i prodotti per l'edilizia (cemento, calce, malta) che perdono più di 65 mila tonnellate. Segnali positivi arrivano, in questa categoria di merci, dai prodotti chimici solidi che crescono del 5,7 per cento con 7 mila tonnellate sebbene, in termini assoluti, tale tipologia merceologica rappresenti una realtà limitata. In calo del 59,3 per cento anche il general cargo.

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Tag: venezia