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Politiche marittime

Porto di Trieste, i terminalisti si offrono di pagare i tamponi

In vista del 15 ottobre, le associazioni di categoria propongono un'azione che stemperi le tensioni

(Triesteprima.it/Flickr)

I terminalisti portuali di Trieste si offrono di pagare i tamponi ai portuali loro dipendenti, in vista del 15 ottobre, giorno dell'obbligo del green pass sul posto di lavoro. Lo propongono in una nota congiunta di Confetra Stefano Visentin (presidente associazione spedizionieri porto di Trieste), Fabrizio Zerbini (associazione terminalisti portuali Friuli Venezia Giulia), Lorena Del Gobbo (associazione spedizionieri doganali Friuli Venezia Giulia) e Paolo Spada (associazione agenti marittimi Friuli Venezia Giulia). Oggetto, le proteste di questi giorni dei portuali di Trieste che si rifiutano di andare al lavoro con l'obbligo del green pass.

I terminalisti hanno interloquito con il prefetto e l'autorità portuale proponendo infine questa soluzione, valida fino alla fine dell'anno. I tamponi pagati sarebbero esclusivamente per i dipendenti diretti, a condizione che dal 16 ottobre «venga assicurata la normale attività lavorativa».

Secondo i terminalisti, le proteste di questi giorni sono ideologiche e antepongono il singolo alla collettività. «Per quanto possa essere importante il rispetto dei diritti dei singoli – scrivono - la difesa degli stessi non può danneggiare l'intero sistema: nella situazione in cui nostro malgrado ci troviamo, il sistema portuale di Trieste verrebbe irreparabilmente devastato da uno sciopero ideologico contro una legge dello Stato, che gli imprenditori si trovano a subire tanto quanto i lavoratori, con in più gravi oneri posti a loro carico dalle Istituzioni». 

Far pagare ai terminal portuali i tamponi, anche se, scrivono le associazioni di categoria, «ciò non sarà comunque sufficiente a risolvere tutti i problemi applicativi delle disposizioni nazionali, adottate a nostro avviso sopra le nostre teste e senza un previo ed adeguato confronto».

Confetra ricorda che dal sistema logistico del porto di Trieste dipende il sostentamento di oltre 10 mila, tra posti di lavoro diretti ed indiretti.  «Se non verrà disinnescato questo cortocircuito tra istituzioni e cittadini – concludono - rischiamo di bruciare in poche settimane quindici anni di lavoro e di sviluppo, con gravi conseguenze sui livelli occupazionali che dureranno per molti anni a venire. Di fronte all'instabilità dovuta ai disordini ed all'incertezza sulla piena operatività del porto, la merce sta già prendendo altre strade, verso altri porti europei. Ogni giorno centinaia di camion arrivano e partono, e migliaia di container vengono imbarcati o sbarcati al porto di Trieste ed ora scelgono altri porti. Se le operazioni verranno fermate, le merci troveranno altre strade più sicure e non ritorneranno facilmente indietro». 

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Tag: trieste