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11 novembre 2019, Aggiornato alle 15,38
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Infrastrutture

Porto di Napoli, 500 lavoratori a rischio

Tra mobilità, cassa integrazione e convenzioni, in gioco il dieci per cento della forza lavoro dello scalo


di Paolo Bosso La Repubblica 
 
Sono oltre 500 i lavoratori del porto di Napoli a rischio tra mobilità, cassa integrazione e rinnovo convenzioni, il dieci per cento della forza lavoro del porto (circa cinquemila). Il grosso è il cuore dell'attività merci, i container. «Ai lavoratori di Conateco è stata notificata la possibilità del licenziamento» afferma Vita Convertino, responsabile Filt-Cgil Campania per il trasporto marittimo. Cifre del sindacato, si tratta di 379 persone. Conateco, che ha recentemente ritirato la cassa integrazione, ha ricevuto la settimana scorsa un decreto ingiuntivo del tribunale per il mancato pagamento di 4,5 milioni di euro in canoni di concessione. «Con un'azienda, che è il cuore del porto, in queste condizioni, siamo preoccupati» afferma Convertino.
 
È lunga la lista della mobilità. Il 12 luglio scade la cassa integrazione ordinaria per almeno 35 lavoratori Soteco (container), cifra analoga alla Sepn (rifiuti) che attende il rinnovo della concessione. In scadenza di cassa anche 14 dipendenti di Interporto Sud Europa (ex Ferport). Senza ammortizzatori sociali oltre dieci lavoratori di Porto Fiorito, quasi 20 quelli di Stabia Porto in mobilità. Pochi giorni fa, il licenziamento di tre lavoratori di Cantieri del Mediterraneo, «mandati via senza motivo con la legge Fornero» secondo Convertino.
 
All'ultima riunione del Comitato portuale, il nuovo commissario Antonio Basile si è fatto elencare le priorità. Il porto, in due anni di commissariamento e quattro commissari, ha perso un terzo del traffico container e non ha cantierato neanche un'opera del "Grande progetto" Ue. Le carte dell'assessore ai Lavori Pubblici Edoardo Cosenza sono ricche di bandi. A ottobre è stata lanciata una prima coppia per rifare le fogne (22 milioni) e ristrutturare strade e tracciati ferroviari (31,6). Nella prima metà di marzo due bandi per la bonifica degli ordigni (5) e per il recupero archeologico sommerso (2). Una settimana fa, il quinto bando per un cantiere di restauro degli oggetti recuperati sott'acqua (6). A breve il sesto per la messa in sicurezza della darsena della Marinella (12). Senza gara l'opera più costosa, i dragaggi: 45,6 milioni, fondamentali per far entrare navi più grandi e incrementare traffico e occupazione, anche se mancano le infrastrutture a terra.
 
In sette mesi cinque bandi da oltre 65 milioni, ma per operatori e sindacati la verità è che si temporeggia in attesa delle regionali. L'arrivo del nuovo governatore, infatti, creerà le condizioni per la nomina del nuovo presidente, l'unica figura che può negoziare col governo dragaggi, costi dei servizi portuali (tra i più cari del Meridione), investimenti, occupazione. «Per quanto autorevole, un commissario non può programmare - conclude Convertino – è il motivo per cui Ignazio Messina è andato via: nessuno ha potuto dargli risposte certe. Ma oggi il vero problema è la scadenza degli ammortizzatori sociali. Le tensioni stanno diventando ingestibili e non vedo alcuna strategia per migliorare le cose. Come si pensa di riuscirci senza un presidente?».