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14 novembre 2019, Aggiornato alle 17,31
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Porti, Spirito: "Facciamo authority spa, come con le Ferrovie"

"Chi polemizza sulla privatizzazione è in mala fede. Qui si tratta di eliminare le contraddizioni tra diritto commerciale e amministrativo". Intervista al presidente dei porti della Campania

Pietro Spirito

di Paolo Bosso

Il sistema portuale campano avrebbe bisogno di un manager e di ministeri più funzionali. Un discorso che vale per tutti i porti italiani. Non si tratta di una svendita privatistica ai cinesi ma di ‘sciogliere' la burocrazia. «Tutte vicende già vissute alle Ferrovie. Allora si paventò la vendita dei binari, oggi sono in mano allo Stato. Trasformare i porti in società per azioni è una cosa giusta, e non sono l'unico a dirlo. Privatizzare significa vendere, che è un'altra cosa. Chi vuol far passare i due concetti come omologhi è in mala fede». Pietro Spirito, presidente dell'Autorità di sistema portuale della Campania fa un bilancio di tre anni di attività, più un altro paio ancora tutti da costruire, letteralmente: nuova stazione marittima del Beverello, museo archeologico, strade, fogne, nuovi terminal container. «Il "Grande progetto" dei porti di Napoli e Salerno è in ‘cottura', per essere pronto nel 2023».

Da diversi mesi alcuni presidenti dei porti sono sotto indagine, incluso lei. Alcuni  sono stati sospesi. Quasi sempre per abuso d'ufficio. Cosa succede?
«Dobbiamo chiederci cosa sia un'autorità di sistema portuale, con quali caratteristiche professionali bisogna condurla. Ci vuole un manager o un burocrate? Il manager deve raggiungere i suoi obiettivi all'interno della cornice giuridica del codice civile, che fa parte del diritto commerciale, non del diritto amministrativo, che è la nostra cornice. Due leggi radicalmente diverse ma non incompatibili. Ci sono spa in mano pubblica, che rispettano il diritto commerciale ma hanno un proprietario che segue il diritto pubblico. Le due cose possono tranquillamente conciliare. Nel diritto commerciale l'abuso d'ufficio non è contemplato mentre in quello amministrativo sì. Eppure ci sono spa pubbliche che rispettano il diritto commerciale e il proprietario segue il diritto pubblico. Intanto, per l'Unione europea siamo soggetti economici che con i canoni di concessione fanno cassa».

Infatti l'Ue sta chiedendo alle autorità portuali di pagare le tasse.
«L'Europa è fonte primaria di diritto. Possiamo chiamarci Pippo o ente pubblico non economico ma le tasse prima o poi i porti le pagheranno perché di fatto il porto svolge un'attività economica. Quello che è intollerabile è la forma ibrida attuale».

Non potrebbe sembrare disfattista questa posizione, considerando che tra un paio d'anni il suo mandato finirà?
«Il lavoro di una comunità non può raggiungerli una singola persona. È l'illusione dell'Italia degli ultimi anni, un uomo solo al comando della corsa. Non è tanto quello che io lascio che conta. La comunità è fatta di operatori, istituzioni e autorità portuale, è questa comunità che non è emersa. Può darsi che c'è un grande spirito di squadra che non ho intercettato, ma onestamente non mi pare di averlo trovato all'interno della stessa autorità portuale, così come negli operatori e nelle singole istituzioni. Siamo monadi e non è così che si costruiscono i progetti».

Facciamo qualche esempio.
«Tre anni fa i crocieristi a Napoli erano 900 mila; quest'anno saranno 1,38 milioni e l'anno prossimo un milione e mezzo, record storico. Si è dialogato con gli armatori intercettando la domanda di turismo e utilizzando un'infrastruttura solida, la stazione marittima. Salerno, invece, soffre sui container perché non sono stati fatti i dragaggi, che verranno avviati tra qualche settimana. Già da aprile arriveranno navi più grandi e ricominceranno i numeri positivi. Il problema è che le analisi ambientali dei sedimenti per autorizzare i dragaggi sono poco trasparenti. Con il segretario Francesco Messineo lavoriamo per renderle più umane. Ora, alcuni diranno che fare i dragaggi sarà stata una sciocchezza. Questo è il disfattismo. Ci sono voluti 25 anni».

A Napoli sono terminati.
«Manca solo la certificazione dei fondali a -14,5 metri, più il pareggiamento in banchina. A questo bisogna aggiungere il pareggiamento in banchina dei fondali. I privati, facendosene carico ma con la nostra assistenza tecnica, avrebbero accelerato quest'ultimo intervento. Ma si è scelta la seconda strada, quella dei contratti pubblici, che richiedono più tempo».

Quando sarà aperta al pubblico la nuova stazione marittima del Beverello?
«Il 25 ottobre avremo sgomberato le aree, a cui seguirà la consegna del cantiere e una presentazione alla stampa dei lavori da fare. I lavori partiranno entro la prima metà di novembre. Entro la fine di gennaio verrà installata la biglietteria provvisoria. Contiamo di consegnare al pubblico la nuova stazione per la Pasqua del 2021. Il Beverello sarà orfano della stazione solo per un'altra estate».

Ha risposto a cinque interrogazioni parlamentari sul Beverello. Perché?
«Pare non sia necessaria. Che nel cuore del centro antico sarebbe meglio lasciare le baracche a 3,5 milioni di persone. Forse sono impazzito, oppure è la resistenza al cambiamento. Realizzarla genera disagi e l'estate prossima non sarà facile partire dal Beverello ma senza una nuova stazione degli aliscafi avremo un porto sempre più degradato. La Campania raggiungerà i nove milioni di passeggeri ma pare che una parte è sufficiente ospitarla nei container».

Facciamo un riepilogo veloce dei cantieri in corso e che si apriranno il prossimo anno.
«Tutto quello che viene definito "Grande progetto" dei porti di Napoli e Salerno sono in ‘cottura' per essere completati entro il 2023. A Napoli all'inizio del prossimo anno ci sarà la consegna dell'Immacolatella Vecchia restaurata. Sono emerse le strutture originarie grazie al lavori di Luciano Garella, funzionario pubblico di altissimo livello ora in pensione, che ci ha permesso di farlo senza costi aggiuntivi. Stiamo completando la progettazione esecutiva della rete stradale e fognaria, due appalti integrati. A Salerno è in corso la realizzazione di Porta Ovest, il tunnel che si collega all'autostrada, e stiamo lavorando al progetto esecutivo per la realizzazione della diga foranea, fondamentale quanto i dragaggi, dove a Napoli siamo già nella fase di progettazione piena. A novembre partiranno il Beverello a Napoli e i dragaggi a Salerno. Infine, è in corso la gara per l'installazione di illuminazione nuova a basso impatto energetico. Ballano molte opere e non era così scontato». 

E l'opera eterna, la Darsena di Levante?
«Manca l'ultimo tassello, almeno per la parte pubblica, la pavimentazione della banchina, più la bonifica di una piccola area a terra. Due interventi che richiederanno non più di tre anni, dipenderà dalle procedure di progettazione, esecuzione e realizzazione. L'altra fase è quella di attrezzaggio delle gru da parte del concessionario, che richiederà un altro paio di anni. Cinque anni e la Darsena sarà pronta».

La sua autorità portuale ha sempre sottolineato che l'attuale lunghezza delle banchine non è sufficiente per competere sul mercato, arrivando a 640 metri. Sarebbe necessario l'allungamento fino a un chilometro.
«Al Comune e alla Regione presenteremo presto il Documento di pianificazione strategica dei porti (DPSS), come previsto dalla legge, dove l'autorità portuale farà le sue proposte. È tutto già scritto in un master plan che l'autorità portuale ha scritto nel 2018, un documento non istituzionalizzato per Napoli, Salerno e Castellammare. Non essendo uno strumento che obbliga le istituzioni a rispondere, finora non ha avuto riscontro. Adesso con il DPSS avvieremo un procedimento formale».

Bisogna fare un'altra riforma dei porti, dopo quella del 2016, o continuare quella iniziata?
«Molti lo dimenticano ma in quella legge di riforma era scritto che dopo tre anni sarebbe stato necessario un ‘tagliando'. Tre anni sono passati e il tagliando non è stato ancora fatto. Bisogna ragionare con quello che il legislatore ha già indicato, ed è un compito della politica. Mi auspico che ci sia una linea non influenzata dal dibattito ideologico, uno dei quali è la questione privatizzazione, una menzogna ideologica».

Di fronte a tutte queste sfide, le richieste del diritto europeo non complicano solo le cose?
«L'Europa è laica, ti lascia la libertà di avere la forma giuridica che vuoi. La verità è che in Italia ci sono due tipi di anti-europei, quelli che lo sono per davvero e gli europeisti che se ne fregano dell'Europa. Questi ultimi sono i più pericolosi perché ci fanno sembrare dei cialtroni».