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23 settembre 2020, Aggiornato alle 16,37
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Infrastrutture

Porti come arredo urbano, un'idea controversa

Il commento di Fabrizio Vettosi sui waterfront riqualificati dai grandi architetti


di Fabrizio VettosiDL News

L'idea dei porti quale "pezzo dell'arredo urbano" mi sembra sia diventato uno dei must e dei leit motiv di molti presidenti che ovviamente soddisfano la sete elettorale e politica degli stakeholders pubblici che ancora dominano i Comitati di Gestione. Si chiamano architetti di fama mondiali, i quali da buoni architetti (normalmente l'architetto per professione ottimizza la bellezza ma non la spesa; sono pagati per questo! Provate a rivolgervi ad un architetto anziché ad un geometra per ristrutturare la vostra casa) realizzano progetti bellissimi di integrazione tra le città ed il porto (i famosi waterfront), salvo dimenticare che i porti hanno innanzitutto una funzione logistica di ricezione e smistamento di merci e passeggeri e non di arredo urbano; e quindi la priorità strategica è rappresentata dalla ottimizzazione dei costi e dalla sicurezza. 

Provate a pensare ad un aeroporto che diventa luogo di attrazione e di arredo urbano e provate a chiedere cosa ne pensa il suo Ceo e vedete cosa vi risponde. Qualche anno fa, in pieno allarme sicurezza, mi capitò di essere scortato da dieci guardie per andare ad una riunione in una ex Ap, salvo poi, dopo 100 metri vedere una decina di venditori ambulanti che liberamente entravano in porto dal lato della stazione passeggeri. Ovviamente su questo fronte molte cose stanno mutando, e per fortuna in meglio, ma per me la sicurezza e l'efficienza logistica vengono prima di tutto; i nostri porti e le nostre città sono belle dalla nascita, non c'è bisogno di opere faraoniche per asserire ciò.
 

Tag: porti